20 anni, concittadino delle sue vittime. Ieri, domenica 18 febbraio, vigilia della Quaresima ortodossa, ha aperto il fuoco contro i fedeli che uscivano dalla chiesa ortodossa di Kizlyar, nella repubblica russa del Daghestan, al confine con la Cecenia, uccidendo 5 donne. Al termine di una sparatoria con le forze dell’ordine, è rimasto ucciso anche lui dagli agenti.

Un attacco prontamente rivendicato dall’Isis, tramite l’agenzia Amaq, per il quale il patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill esprime dolore e piena vicinanza alle famiglie delle vittime. In una dichiarazione rilasciata dal sacerdote Alexander Volkov, portavoce del patriarca, e rilanciata da Interfax-religion, si legge: «Sua Santità Patriarca Kirill è profondamente scioccato dall’attacco sanguinoso avvenuto vicino ad una chiesa a Kizlyar. Offre le sue più sincere condoglianze ai parenti e ai familiari di coloro che sono stati uccisi per mano di un assassino e sta pregando per il riposo delle loro anime».

Il patriarca parla di un «crimine mostruoso», sottolineando che questo attacco è avvenuto alla vigilia della Grande Quaresima e come una provocazione mirata a fomentare la discordia tra ortodossi e musulmani che hanno sempre vissuto in pace nel Caucaso per secoli. La Chiesa ortodossa russa esprime pertanto preoccupazione per quanto accaduto e chiede di aprire un’inchiesta.

19 febbraio 2018