Attentato di Stoccolma, confessa un uzbeko

Si è scagliato con un camion nella zona pedonale dello shopping facendo quattro morti e quindici feriti. All’uomo era stato rifiutato l’asilo politico

Si è scagliato con un camion nella zona pedonale dello shopping facendo quattro morti e quindici feriti. All’uomo era stato rifiutato l’asilo politico 

Si chiama Rakhmat Akilov l’autore dell’attentato di venerdì 7 aprile a Stoccolma, in Svezia. L’uomo, uzbeko di 39 anni, è piombato con un camion a tutta velocità tra i passanti nella zona dello shopping pedonale del centro facendo quattro morti e quindici feriti. La sua domanda da richiedente asilo era stata respinta tempo fa dalle autorità svedesi. Secondo la polizia, l’uomo aveva manifestato simpatie nei confronti di gruppi estremisti ed era ricercato dalle autorità del Paese per essere espulso. La polizia ha in seguito rivelato che altre cinque persone sono state fermate in relazione all’attacco, mentre 500 persone sono state interrogate.

«L’attacco di Stoccolma ha
mostrato il volto codardo e disperato del male. Questi atti terribili vanno contro tutto ciò che noi difendiamo, i nostri valori e le nostre tradizioni». Così si legge in una dichiarazione pubblicata dal Consiglio interreligioso di Svezia. «Attacchi di questo genere sono stati progettati per distruggere la nostra società, polarizzando e minando la diversità di etnie, culture, religioni che appartiene alla società svedese», scrivono insieme i rappresentanti della comunità buddista, del consiglio islamico, di quello ebraico e del Consiglio delle Chiese.

«Le nostre preghiere vanno ai
morti e ai feriti. Preghiamo anche per il personale e tutti coloro che lavorano» sul luogo dell’attentato e nei dintorni. «Nelle nostre religioni vi è un’etica che parla di onestà, giustizia, dell’importanza di prendersi cura degli altri e di adoperarsi per il bene comune. Le persone con diversa appartenenza religiosa pensano in modi diversi, ma sono unite nella ricerca del bene», si legge ancora nel messaggio che invita a non assecondare un atteggiamento di accusa, ma a «unirsi nel bene». Sul sito del Consiglio delle Chiese, poco dopo l’attentato è apparsa una preghiera: «Ti preghiamo o Dio per il nostro mondo che sanguina. Preghiamo per coloro che sono stati colpiti oggi dal dolore. Preghiamo per il nostro Paese e i suoi responsabili».

10 aprile 2017