Bagnasco all’assemblea della Cei: «Non indebolire la famiglia»

Nella prolusione tenuta ad Assisi, il cardinale sottolinea che «nuove figure sono una specie di cavallo di troia di classica memoria». La formazione del clero al centro dell’assise dei vescovi italiani

 

Persone «capaci di scendere nella notte» dei propri compagni di viaggio senza rimanere preda del buio e perdersi. Di accogliere e «toccare» le ferite dei viandanti senza lasciarsi disintegrare. Di «accompagnare» le storie degli uomini e delle donne tenendo sempre presente i propri limiti e confidando nell’aiuto della grazia. È un identikit dai tratti squisitamente relazionali, quello del sacerdote.

A tracciarlo è il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione con cui nel pomeriggio di ieri, lunedì 10 novembre, ad Assisi ha aperto la 67ª Assemblea dei vescovi italiani. Al centro dell’assise straordinaria il tema della vita e della formazione dei presbiteri. In una cultura che «parla di rapporti ma respinge i legami», i vescovi italiani vogliono mettersi «idealmente attorno al tavolo di casa» per riflettere sui contorni di una “formazione qualificata” del sacerdote: «Con realismo, accettando le gioie e i limiti che anche le famiglie vivono nel loro interno».

 E di famiglia il cardinale Bagnasco ha parlato nella parte iniziale e finale della prolusione: «È irresponsabile indebolirla, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano».

È il monito del cardinale Bagnasco, che ha ribadito che «l’amore non è solo sentimento, è decisione; i figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma». Di qui l’importanza di far risuonare «la bellezza e l’importanza irrinunciabile del Vangelo del matrimonio e della famiglia, patrimonio e cellula dell’umanità, costituita da un uomo e da una donna nel totale dono di sé; Chiesa domestica, grembo della vita, palestra di umanità e di fede, soggetto portante della vita sociale».

 «Il nichilismo, annunciato più di un secolo fa, si aggira in Occidente, fa clima e sottomette le menti», ha ammonito il cardinale citando Nietzsche e le sue domande radicali sul senso dell’esistenza. Alla fine della prolusione, il cardinale è tornato a parlare di famiglia: «Si parla a volte di ‘familismo’ italiano: se gli eccessi non fanno bene in nessuna cosa, il forte senso della famiglia deve renderci fieri in Italia e all’estero».

Non sono mancati riferimenti a temi di stretta attualità, come il lavoro – con la categoria sempre più numerosa dei “rassegnati al non lavoro» e la globalizzazione che rischia di «arricchire i ricchi e impoverire i poveri» -, la cultura e la scuola, sempre più tentata dalla «sirena tecnologica». Infine, un appello a «rifondare la politica», attraverso un’opera di ricostruzione simile a quella del Dopoguerra: allora, però, si trattava di ricostruire partendo dalle macerie materiali, oggi ci sono le “macerie dell’alfabeto umano”.

Per tracciare un identikit del prete, il cardinale ha usato le parole rivolte da Papa Francesco ai vescovi brasiliani, durante la Gmg di Rio. «Serve una solidità umana, culturale, affettiva, spirituale, dottrinale per essere capaci di predicare il Vangelo anche quando è controcorrente rispetto al pensare comune. Di fronte all’ora presente non ci lasciamo andare alla tentazione del lamento o del pessimismo, e neppure della ingenuità acritica».

Il prete è colui che «assume ogni singola umanità con le sue storie e ferite, le porta a conoscenza, le valuta e le cura con l’aiuto della grazia, dell’accompagnamento, della vita spirituale, della fraternità responsabile». «Le difficoltà derivanti dalla diminuzione del clero o da altre situazioni dolorose le conosciamo, e le affrontiamo con la nostra responsabilità di Pastori», ha detto il cardinale. «Ma ciò non offusca per nulla la realtà del nostro clero che si dedica al proprio ministero accanto alla gente con ammirevole generosità. I poveri e i bisognosi, le famiglie e gli anziani, il mondo dei ragazzi e dei giovani sono la loro famiglia».

11 novembre 2014