Bagnasco contro le unioni civili: «L’utero in affitto sarà colpo finale»

Aprendo l’assemblea Cei, il cardinale delinea lo “stato di salute” del Paese, a partire da lavoro, natalità e azzardo. E parla della legge approvata

Aprendo l’assemblea Cei, il cardinale presidente delinea lo “stato di salute” del Paese, a partire da lavoro, natalità e gioco d’azzardo. E parla della legge appena approvata

Lavoro, natalità e gioco d’azzardo. Per il presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, sono questi i problemi su cui «a gente vuole vedere il Parlamento impegnato senza distrazioni di energie e di tempo, perché questi sono i problemi veri del Paese, cioè del popolo». Lo ha affermato questa mattina, martedì 17 maggio, nella sua prolusione all’assemblea generale della Cei in corso fino al 19 maggio in Vaticano, aperta ieri dall’intervento di Papa Francesco. Tre “fantasmi” attorno ai quali il porporato ha tracciato un bilancio dello “stato di salute” dell’Italia, intervenendo anche, per la prima volta, sulla legge sulle unioni civili approvata nei giorni scorsi in via definitiva dal Parlamento. Legge che «sancisce di fatto – ha dichiarato – una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse: in realtà, le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale – così già si dice pubblicamente – compresa anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà».

Parla anche di Europa e migrazioni, Bagnasco, esortando i vecovi italiani a «non retrocedere dal fronte dell’accoglienza»; cita la «storica visita» del Papa a Lesbo e riconosce «il permanente sforzo dell’Italia, sempre in prima linea per accogliere e salvare tante vite da ignobili mercanti di disperati». A dimostrarlo, i 23mils migranti accolti dalla Chiesa italiana, «con un aumento di 4.500 persone in questi primi mesi dell’anno». Il Sud del mondo, osserva ancora il porporato, «si è messo in marcia sotto la spinta di circostanze difficili o tragiche: è un inarrestabile esodo». Proprio per questo, «è doveroso chiederci  se non sia questo un banco di prova perché l’Europa del diritto, della democrazia e della libertà, culla e sorgente dell’umanesimo, irrorata dalla sorgente perenne del Vangelo, possa riscoprire se stessa». Leggi e accordi, le parole di Bagnasco, «sono necessari ma non fanno lo spirito di un continente: lo presuppongono». E lo sguarda si allarga alle vittime delle persecuzione religiosa ma anche a quelle del terrorismo, «che continua a seminare morte, angoscia e rapimenti. Esiste qualcuno – è la riflessione del presidente dei vescovi italiani – che possa fermare tanto oscurantismo politico, sociale, religioso, su cui prospera il commercio delle armi?».

Bagnasco richiama a «una necessaria visione di valori e di ideali», quindi tocca il tema dell’assise in corso in Vaticano: il rinnovamento del clero. E ai sacerdoti dice: «Siete per noi “fratelli e amici”, come ricorda il Concilio: mentre diamo testimonianza della vostra quotidiana vicinanza alla gente, vi ringraziamo per quello che fate uniti a noi, vostri vescovi e Padri». Poi la riflessione si dedica all’Italia, con l’occupazione che «dall’inizio della crisi è caduta del 4,8%, una delle contrazioni più rilevanti in Europa: i dati ricorrenti dicono che la fascia tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro è prossima al 40% contro il 22% della media europea. In termini percentuali siamo i peggiori, subito prima della Bulgaria». Forte, in particolare, la preoccupazione per la disoccupazione degli adulti, che produce «grave danno per le famiglie oltre che per la propria dignità». In generale, «il peso della vita quotidiana, alla ricerca dei beni essenziali, diventa sempre più insostenibile, compreso il bene primario della casa», considera il cardinale: «La povertà assoluta investe 1,5 milioni di famiglie, per un totale di 4 milioni di persone, il 6,8 della popolazione italiana! Mentre la platea dei poveri si allarga inglobando il ceto medio di ieri, la porzione della ricchezza cresce e si concentra sempre più nelle mani di pochi, purtroppo a volte anche attraverso la via della corruzione personale o di gruppo». Ancora una volta, le parrocchie sono «in prima fila» nel distribuire i pasti  (12 milioni nel 2015) e le risorse dell’otto per mille vengono investiti per far fronte alle «enormi richieste della carità».

«I responsabili della cosa pubblica – è la domanda rivolta al mondo della politica -, i diversi attori del mondo del lavoro, che cosa stanno facendo che non sia episodico ma strutturale?». Se è vero infatti che «si vedono segnali positivi di sostegno e promozione della famiglia», è necessario incentivarli perché diventino «strutturali». E sempre in tema di famiglia, Bagnasco richiama i dati Istat relativi al 2015, «i peggiori dall’unità d’Italia», che confermano l’«inverno demografico» del Paes. Di qui l’urgenza di «una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico». La messa in atto del cosiddetto «fattore famiglia», per la Cei, «sarebbe già un passo concreto e significativo». Anche perché negli ultimi 6 anni, osserva ancora Bagnasco, «mentre fra la popolazione è salita la soglia della povertà, l’affare azzardo ha raggiunto il 350%, fino a 84 miliardi». La ricaduta sociale della ludotpatia, il terzo fantasma che «sta crescendo nel Paese, «è devastante per i singoli, che perdono il lavoro, rompono i rapporti familiari, diventano facile preda di altre dipendenze fino al suicidio, come ha affermato il ministro della Salute. I cittadini in che modo possono far sentire la propria volontà a fronte di problemi così gravi che perdurano da troppo tempo, corrompendo modi di pensare e stili di vita? Possono, i problemi, essere scaricati solo sull’Europa e sul mondo globale?». Urgente, per il cardinale, «intervenire in modo radicale».

17 maggio 2016