Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk lo ha preannunciato informalmente già ieri, 28 ottobre, con un tweet: «I 27 Paesi Ue hanno deciso di accettare la richiesta del Regno Unito di un rinvio (flextension) al 31 gennaio 2020. La decisione – ha aggiunto – sarà formalizzata con una procedura scritta». L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea non avverrà dunque il 31 ottobre, come più volte ribadito dallo stesso premier Boris Johnson, che proprio nella giornata di ieri è tornato alla Camera dei Comuni con una mozione volta a ottenere lo scioglimento del parlamento entro il 6 novembre, per poi organizzare elezioni politiche il 12 dicembre.

Il tentativo di Johnson avrebbe richiesto i due terzi dei voti a Westminster. Voti che non sono arrivati. Nella serata infatti la Camera dei Comuni ha respinto la mozione presentata dal governo Johnson per ottenere le elezioni politiche anticipate il 12 dicembre. Il mancato sì dell’opposizione laburista ha impedito di raggiungere il necessario quorum dei due terzi, come già in due altre occasioni. Al governo Tory resta ora la strada di sostenere la nuova proposta di altri 2 partiti d’opposizione, LibDem e Snp, per andare al voto il 9 dicembre, modificando a maggioranza semplice la legge vigente sulle elezioni.

Nel frattempo da Bruxelles arriva a Londra la richiesta di nominare il suo commissario europeo. Secondo fonti interpellate dall’Ansa, «la richiesta di nomina del commissario è stata inoltrata a Londra. La richiesta di designare il suo commissario risponde all’esigenza dettata dai Trattati in base al fatto che la Gran Bretagna è e sarà molto probabilmente ancora parte integrante dell’Ue quando si insedierà la nuova Commissione».

29 ottobre 2019