Bullismo contro i professori, il vero danno di quei video

I filmati nelle mani del senso comune del web. Spetta alla scuola giudicare, mentre i suoi destini vengono consegnati all’umoralità deresponsabilizzante di un click o di un commento polemico affrettato

Gli ultimi video che hanno filmato in classe lo scontro tra alcuni ragazzi e docenti let-teralmente annichiliti hanno fatto il giro della rete in questi giorni. Non è affatto la pri-ma volta che accade negli ultimi tempi, a memoria ricordo negli ultimi due anni almeno quattro episodi finiti sulle prime pagine online dei quotidiani nazionali, ma da ben prima esiste un florilegio infinito di video di questo tipo facilmente reperibile su Youtube. Ep-pure, questa volta mi pare sia accaduto qualcosa di diverso.

Non tanto nelle aule incriminate, dove, ripeto, è avvenuto qualcosa di già visto recen-temente e su cui in questi giorni ha ribollito la polemica anche sul periodo a cui risalga questo recentemente (agli ultimissimi anni? Alla leva degli anni Zero? A quella dei figli della crisi? A quella dei figli dei figli del Sessantotto? Da sempre?). Non tanto per la rid-da delle interpretazioni sulla presunta deriva di questi ragazzi e sulla quale in questi giorni ha ribollito la polemica su quali fossero le soluzioni per arginare tale deriva (gli scapaccioni? La comprensione? L’autorità? L’autorevolezza? Non so/non risponde?). Non tanto infine per i giudizi immancabili sulla funzione educativa degli insegnanti e sui quali in questi giorni ha ribollito la polemica anche in merito alla fine che abbia fatto questa benedetta funzione educativa (in mano a docenti incapaci e imbelli? Difesa da eroi nonostante un sistema delegittimante e depotenziante? Dispensata a caso tra ina-datti al ruolo e assolutamente meritevoli?).

No, non mi pare che lo specifico degli ultimi episodi, tali da scatenare un’ondata mai vista prima di commenti e polemiche, di interpretazioni e disamine, di chiacchiere da bar e in ogni dove della quotidianità, siano questioni di cui in fondo si discute, questo sì, da sempre. La vera novità, lo dico senza esitazioni, il vero danno di questa vicenda, è piuttosto che per la prima volta, mai come in passato, i fatti di Lucca sono penetrati co-me mai nel calderone socialmediatico. E non parlo tanto della diffusione dei video: come detto quella esiste da tempo. Parlo di produzione di massa di un certo tipo di pensiero.

Forse per la prima volta, in modo così massiccio,
un fatto come questo è stato setac-ciato, discusso, dato a corpo morto in mano a un pensiero collettivo e mediatico che è mutato, che è il pensiero delle narrazioni polarizzanti della rete social, che è il pensiero dei buoni e dei cattivi, della mia idea e di quella dell’altro che è sbagliata. Un pensiero che è diventato normativo dello svolgimento stesso dei fatti, basti pensare al peso che una sovraesposizione socialmediatica di questo tipo deve avere avuto nella gestione della vicenda sulla comunità scolastica di Lucca coinvolta (preside, insegnanti, genitori degli alunni, alunni stessi, compresi i colpevoli).

Credo che l’equivoco più grave sotteso a una questione di questo tipo e causa del la-sciapassare al commento personale di chiunque sulla vicenda, tale da generare il mostro del gigantesco e frastagliato giudizio collettivo che si è abbattuto sulla scuola in causa, sia stato che in fondo «c’è molto poco da giudicare in un episodio così grave. La questio-ne (per me) è chiara. Dico la mia». Questo è il vero danno. Lo è perché la scuola è un contesto complesso e delicato, come ogni organismo sociale che sia transito continuo di vita: è vero, a scuola c’è molto poco da giudicare, perché c’è tutto da giudicare e per que-sto il giudizio non può e non deve essere di tutti.

La possibile obiezione che il considerare questa irriducibile complessità sia allora non avere il coraggio del prendere di petto la situazione credo sia nient’altro che la con-ferma di quanto sia un vero danno che anche la scuola e la sua gestione siano finite in mano del senso comune del web. La scuola sa e deve gestire anche i fatti accaduti a Luc-ca. Di più, è vitale che sia la scuola a dovere gestire i fatti accaduti a Lucca, nelle migliaia di Lucca che accadono ogni giorno nel nostro Paese.

Proprio per questo si tratta di ribadire quanto sia rischioso che i destini all’alveo vita-le della nostra società, che è la scuola, vengano consegnati alla mercé dell’umoralità de-responsabilizzante di un click o di un commento polemico speso tra un governo da fare, un turno infrasettimanale di campionato, la foto di una torta cotta male. A tra quindi giorni.

 

24 aprile 2018