Casal del Marmo, il futuro da costruire con la vicinanza

Viaggio nella struttura penitenziaria minorile che ha ricevuto la visita del cardinale De Donatis. Il cappellano don Ceccolini: «Centrale far comprendere ai ragazzi che sono amati e che il carcere non è la fine. Bisogna infondere loro speranza»

Il carcere, luogo chiuso per definizione, può «sorprendentemente» essere il posto dove sperimentare «il vero incontro tra persone». È la realtà in cui presenza, pazienza, condivisione, testimonianza devono essere la chiave per far comprendere ai ragazzi che «sono amati e cambiare è possibile». Don Nicolò Ceccolini, cappellano del carcere minorile di Casal del Marmo, riassume in queste parole il suo ministero nell’istituto penale di via Giuseppe Barellai dove ieri mattina, 2 dicembre, il cardinale vicario Angelo De Donatis ha presieduto la Messa della prima domenica di Avvento. Papa Francesco visitò la struttura il 28 marzo 2013, Giovedì Santo, e celebrò la Messa “in Coena Domini” con il rito della lavanda dei piedi.

Don Nicolò, appartenente alla Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, nel novembre 2017 è subentrato a padre Gaetano Greco, cappellano a Casal del Marmo per 36 anni. Vive la realtà del penitenziario già dal 2011 quando, ancora seminarista, è affiancato a padre Gaetano per un lungo “tirocinio”. L’istituto è composto da tre edifici detentivi e al momento ci sono 65 ragazzi; una quindicina gli italiani. Una struttura è destinata all’utenza femminile e attualmente si trovano lì 15 ragazze, la maggior parte delle quali rom, una sola italiana. Due palazzine sono invece riservate ai ragazzi, divisi in gruppi in base all’età; in una ci sono i minorenni tra i 14 e i 17 anni, una ventina, molti dei quali provenienti da Egitto, Tunisia, Europa dell’Est. Nell’altro complesso i giovani adulti tra i 18 e i 25 anni, che hanno commesso reati quando erano minorenni.

La giornata tipo inizia alle 8. Dopo la colazione i ragazzi frequentano la scuola e dallo scorso anno c’è anche l’istituto alberghiero. Vi sono poi corsi di falegnameria, tappezzeria e pizzeria avviati in collaborazione con la Caritas di Roma. Il pomeriggio i giovani detenuti praticano sport o si riuniscono nelle sale ricreative del proprio reparto. Don Nicolò spiega che sono ragazzi «uguali ai loro coetanei», ma con alle spalle difficili storie di abbandono familiare o con un genitore in carcere. Molti degli stranieri hanno raggiunto da soli l’Italia stipati su carrette del mare. A Casal del Marmo c’è chi sta scontando una pena per ogni tipo di reato: furto, rapina, ricettazione, spaccio, violenza sessuale. Perfino omicidio. Il reinserimento nella società «non è semplice – afferma il cappellano -. Fortunatamente le modifiche apportate dal decreto legge 448/88 hanno introdotto le misure alternative per i minorenni grazie alle quali otteniamo maggiori successi».

Il sacerdote chiarisce che se a un adolescente non fosse offerta un’alternativa e uscisse dal carcere,  una volta scontata la pena, tornerebbe a delinquere per emulare gli adulti. «Vengono quindi inseriti in strutture apposite per permettere loro di iniziare un cammino che li porterà a riprendere in mano la loro vita», aggiunge don Nicolò. Tra queste c’è Borgo Amigó, una casa famiglia fondata da padre Greco nel 1995. Ospita minori e giovani adulti sottoposti a misure alternative alla detenzione, minori stranieri non accompagnati e minori sottoposti a provvedimenti civili. «Il punto nevralgico del lavoro educativo – prosegue – sta nel far comprendere ai ragazzi che sono amati e che il carcere non è la fine ma ci sono nuove possibilità. Bisogna infondere loro speranza».

Ogni giorno porta con sé delle «novità» e il sacerdote dice di sorprendersi sempre «della capacità che hanno i ragazzi di donare gioia». In questi anni ha imparato a «non avere fretta. Don Gaetano mi ha insegnato che non è importante fare le cose ma essere presenti. Il futuro di questi ragazzi non si costruisce con le parole o le frasi ma con la vicinanza». Non mancano le difficoltà, in modo particolare quando i ragazzi arrivano a Casal del Marmo. Sono chiusi in se stessi e non è semplice aprire un varco al dialogo. Don Ceccolini addebita la chiusura alla sfiducia che hanno negli adulti. «Spesso sono stati feriti da persone alle quali si erano affidati e questo li fa stare sempre in allerta». L’arrivo in istituto è al tempo stesso però anche un momento importante per «intercettarli» perché in tanti hanno paura.

I giovani detenuti appartengono a confessioni religiose diverse. Ci sono musulmani, protestanti, ortodossi e cattolici. Don Nicolò celebra la Messa il sabato e la domenica. «È uno dei pochi momenti in cui sono liberi di decidere cosa fare e in tanti partecipano alla celebrazione. Io sono lì per tutti, non solo per i cattolici». Il dialogo costante con tutti porta spesso agli «interrogativi più veri e alle domande più impegnative» e alcuni di loro chiedono di ricevere i sacramenti. Tre i giovani hanno ricevuto la cresima lo scorso anno.

3 dicembre 2018