Cattolica: ripartiamo dai giovani

Il 19 aprile la Giornata dell’ateneo. Il preside di Medicina Bellantone: «Invito gli studenti a celebrarla accanto a uno dei “nostri” malati»

Il tema delle nuove generazioni al centro della Giornata dell’ateneo, il 19 aprile. Il preside di Medicina Bellantone: «Invito gli studenti a celebrarla accanto a uno dei “nostri” malati»

«L’obiettivo? Esaltare il senso di comunità che nasce dall’impegno a servire le persone che si hanno accanto». Non ha dubbi, Rocco Bellantone, preside della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Quella di domenica prossima, la 91esima Giornata per l’Università Cattolica promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, sarà un momento importante per «stare insieme e stare l’uno accanto all’altro». Il tema che quest’anno caratterizza il momento di presenza più capillare dell’ateneo sul territorio nazionale è “Giovani. Periferie al centro”: «Dai ragazzi dobbiamo ripartire per diffondere l’umanesimo». Che poi, sottolinea il preside, è «il grande messaggio per cui il nostro fondatore diede vita all’università. Padre Gemelli riteneva che i grandi valori del cristianesimo e l’attenzione verso l’uomo avessero bisogno di un luogo di alta formazione dove si insegnasse a vivere questi valori, dove potessero crescere giovani attenti al prossimo».

In pratica, quel che accade nelle facoltà della Cattolica, dall’ambito scientifico a quello letterario, passando per gli studi agronomici: «In medicina, questo approccio è fondamentale – evidenzia Bellantone -. In corsia non servono solo grandi “tecnici”. Occorre la capacità di condividere il dolore degli altri, di concentrarsi sulla persona che soffre, più che sulla malattia. Sono tante le patologie che oggi possono essere guarite, ma troppo spesso senza la necessaria “cura” verso il malato». Un’attenzione, quest’ultima, che deve rimanere centrale, nonostante le difficoltà per le università costrette a pagare salato il conto della “spending review”: «In questo contesto gli atenei non statali hanno subito tagli ancora maggiori. I nostri studenti sono costretti a pagare rette decisamente superiori a quelle degli atenei statali. Cerchiamo per questo di garantire un alto numero di borse di studio anche per gli studenti della facoltà di Medicina, nonostante alla crisi del contesto universitario si sommi quella del settore sanitario». Un ambito, quello afferente la salute, nel quale «ci sforziamo di essere buoni samaritani. Per esempio, difendendo la vita in tutte le sue condizioni, dalla sua origine al suo termine terreno, coltivando una scienza che dalla fede trae maggiore linfa, rendendoci più pienamente uomini».

La formazione rimane fondamentale, insieme a uno sguardo aperto sull’orizzonte, per esempio quello internazionale: attivato da tre anni un corso in Medicina internazionale interamente in lingua inglese, aperto ai giovani di tutto il mondo, che sta avendo grande successo. Dei mille candidati, solo 52 sono stati ammessi al primo anno, metà sono stranieri, di cui 20 provenienti da Paesi extraeuropei. A tutti i nostri studenti, però, «non ci stanchiamo di ripetere che il fine della formazione rimane l’uomo, non il sapere fine a se stesso. L’inverso è un rischio pericoloso, soprattutto per chi si occupa di medicina: in gioco l’uomo». Coi riflettori puntati sull’umano, l’impegno della Cattolica è costante nell’intento di fungere da «risorsa per la città di Roma e per tutti coloro che soffrono, non solo per i cattolici». Quanto agli studenti, «lavoriamo perché stiano accanto al prossimo. Io l’ho detto, ai miei studenti: celebrate la Giornata dell’ateneo stando accanto a uno dei 1.500 malati ricoverati nel nostro policlinico».

15 aprile 2015