Cei, Bagnasco: «Insieme abbiamo camminato e parlato al Paese»

Nell’ultima prolusione pronunciata da presidente dei vescovi italiani, il bilancio di un decennio. Con una parola chiave: prossimità alla gente

Nell’ultima prolusione pronunciata da presidente dei vescovi italiani, il bilancio di un decennio. Con una parola chiave: prossimità alla gente

«La gratitudine ai Papi che mi hanno dato fiducia, da Benedetto XVI al Santo Padre Francesco». Questa la prima «parola a conclusione di questi dieci anni nei quali sono stato chiamato a servire l’episcopato italiano in qualità di presidente», pronunciata dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nella sua ultima prolusione alla seconda giornata dell’assise dei vescovi, in corso oggi, martedì 23 maggio, nell’Aula Nuova del Sinodo. Un testo pronunciato subito prima dell’elezione della terna di nomi da consegnare al Papa per la scelta del suo successore, che diventa così l’occasione per fare un bilancio del decennio, rivolgendosi direttamente alle famiglie, ai giovani, ai poveri, ai migranti, ai sacerdoti. «Insieme abbiamo camminato e parlato alle nostre comunità e al Paese», le parole di Bagnasco: «La vicinanza alle persone ci ha permesso di conoscerne la vita reale e di dar voce a speranze, preoccupazioni e dolori del popolo. Questa prossimità ci ha consentito, a volte, di anticipare gli eventi, come quando – nel 2007 – abbiamo registrato pubblicamente che erano tornati i pacchi viveri nelle nostre parrocchie, segno di ciò che sarebbe presto accaduto: la grande crisi». Per il presidente della Cei, «la gente ha sempre riconosciuto che i loro vescovi ci sono e sanno farsi eco rispettosa e autorevole in ogni sede, senza interessi personali o di parte. Sempre ci hanno accompagnato le parole di sant’Agostino: “Dio parla in tutta libertà anche per mezzo di uomini timidi”».

È proprio la prossimità alla gente la parola chiave del lungo discorso di Bagnasco, interrotto da numerosi applausi: per il ricordo del cardinale Attilio Nicora, recentemente scomparso, per le parole di stima verso i giovani e per quelle finali di gratitudine per i sacerdoti, con i vescovi in piedi ad applaudirlo e la commozione che spezza la voce in gola. Forte l’allarme per la «sempre più grave metamorfosi antropologica», nella quale il “noi” viene «prevaricato» da un «io autoreferenziale, con tutte le conseguenze che abbiamo puntualmente denunciato a livello sociale, economico e legislativo». Forte anche l’emergenza educativa, rilanciata nel Convegno ecclesiale di Firenze, «dove il Santo Padre Francesco ha offerto alla nostra Chiesa un’ampia e profonda parola di riflessione e di indirizzo». Dinamiche, queste, che richiamano i vescovi a un’attenzione costante. così come il «marcato populismo» presente in tutta Europa. È interprete di «una democrazia solo apparente – avverte il porporato – ma non può essere snobbato con sufficienza: va considerato con intelligenza, se non altro perché raccoglie sentimenti diffusi che non nascono sempre da preconcetti ma da disagi reali e, a volte, pure gravi».

Ancora, Bagnasco stigmatizza la caduta libera della demografia, primo problema dell’Italia insieme alla disoccupazione. «Non è possibile che le politiche familiari siano sempre nel segno di piccoli rimedi, quando sono necessarie cure radicali» Tempi così nuovi e così drammatici, osserva, richiedono nuove soluzioni per «non arrendersi alle logiche inique di un’economia scivolata nella finanza». Con le Settimane Sociali, in programma a fine ottobre a Cagliari, «le comunità del Paese si sono impegnate in un percorso di questo tipo, che ci ha portato ad identificare ad oggi, nel territorio italiano, più di 300 buone pratiche in materia di lavoro, di cui approfondire caratteristiche e punti di forza. Dalla ricognizione sulle buone pratiche – l’annuncio di Bagnasco – sta nascendo una nuova proposta per l’Italia e per l’Europa, in grado di dare gambe alle potenzialità e alle opportunità inscritte in questi nuovi semi di speranza».

Scopo dell’assemblea in corso, spiega il presidente uscente, è «sollecitare le nostre comunità affinché facciano spazio ai ragazzi e ai giovani». L’obiettivo: favorire un ponte tra generazioni. Quindi, rivolto direttamente ai giovani, tra gli applausi dei confratelli, aggiunge: «È voce, la nostra, che resta spesso inascoltata, ma noi continueremo a parlare. Ricordate: la Chiesa vi è vicina e vi vuole bene, vuole il vostro bene». Parole di ammirazione e di affetto, da parte del cardinale Bagnasco, anche per la famiglia, a cui affida anche una consegna: «Siate voi, famiglie, a proclamare – nella diuturna riconquista del vostro amore e del vostro sacramento – la bellezza del matrimonio e della famiglia come il vero fondamento del vivere sociale; siate voi a testimoniare la bellezza della paziente dedizione ai figli; la possibilità di vivere insieme tutta la vita». E ancora: «Siate la risposta concreta e alternativa all’individualismo radicale che respiriamo, e che spinge a vivere isolati gli uni dagli altri in nome di una autonomia che ci distrugge». Urgenti, per il porporato, «politiche familiari consistenti nelle risorse e semplici nelle condizioni e nelle regole. Non sostenere la famiglia è suicida».

 

Nella prolusione di Bagnasco anche un altro appello, quello per il sostegno alla scuola paritaria, puntualmente messo in discussione da un pregiudizio ideologico: cadono i muri nella laica Europa, mentre in Italia sembra non valere nemmeno il criterio dell’investimento, che consente allo Stato di risparmiare ogni anno ben 6 miliardi di euro. Poi l’omaggio ai poveri e ai sofferenti: «Davanti a voi, fratelli e sorelle segnati dalla sofferenza, noi ci inginocchiamo perché siete sacramento speciale di Cristo». Anche a loro il cardinale si rivolge direttamente, per ricordare la lunga e consolidata tradizione di presenza e di intervento per aiutare a fronteggiare questi lunghissimi e duri anni di crisi, a partire dalle «reti virtuose» delle parrocchie, delle associazioni, dei volontari, attraverso le Caritas, gli Uffici per i migranti, la pastorale del lavoro e della salute, i volontari. Ai migranti in particolare, altri interlocutori diretti della prolusione, è rivolta la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”: un «segno della Chiesa italiana, perché cresca la consapevolezza delle storie dei migranti, si sperimenti un percorso di accoglienza, tutela, promozione e integrazione dei migranti che arrivano tra noi, non si dimentichi il diritto di ogni persona a vivere nella propria terra».

«Noi apparteniamo a voi come voi appartenete a noi». Sono le parole di gratitudine e di affetto dedicate ai sacerdoti, con cui il cardinale apre l’ultima parte dell’ultima sua prolusione da presidente della Cei. Al centro, ancora, il concetto di prossimità: «Continuate a starci vicini, così come noi desideriamo con voi, e aiutateci ad esservi padri e pastori». Nonostante «l’avanzata del secolarismo e il rischio che l’umano si dissolva», nonostante l’uomo occidentale appaia «confuso e smarrito sulla proprio identità e sul suo stesso destino» e la sua coscienza «distratta», è la tesi del cardinale, «è l’alba del risveglio! Ecco la grazia che non deve cogliere noi come pastori assonnati, stanchi, inerti. Sì, è l’ora del risveglio della coscienza, il risveglio dell’anima. La confusione, l’angoscia diffusa possono indurre a una più intensa distrazione per paura di pensare, ma possono invece condurre a risvegliarsi e porre le domande decisive. Il risveglio – prosegue – sarà a volte timido e intermittente come la rugiada che penetra, a volte improvviso e tumultuoso come un fulmine. Ma il processo è iniziato e nessuno potrà fermarlo, perché l’uomo non può vivere a lungo senza verità».

In conclusione, «un profondo e commosso ringraziamento a ciascuno di voi: abbiamo camminato insieme, arricchendoci vicendevolmente». Parole salutate dal lungo applauso dei vescovi, alzatisi in piedi. Il congedo: «Ho sentito – crescente negli anni – la conoscenza nostra aumentare e impastarsi di stima, benevolenza e amicizia vicendevole. Tutto, allora, è diventato più facile e leggero, anche più bello. I momenti più delicati ci hanno aiutato a stringerci di più gli uni agli altri – come i discepoli sulla barca nel mare in tempesta – e guardare a Lui, il Signore, il Timoniere della Chiesa e della storia. E, sempre più uniti, abbiamo compiuto la traversata a cui l’ora ci chiamava».

23 maggio 2017