Cellule parrocchiali, semi di evangelizzazione

Adorazione, incontri nelle case, ascolto e riflessione sul Vangelo. Gli ingredienti di un’esperienza molto apprezzata dal Papa

Adorazione, incontri nelle case, ascolto e riflessione sul Vangelo. Gli ingredienti di un’esperienza molto apprezzata dal Papa

La parola di Dio è il lievito. La preghiera, la farina che rende l’impasto consistente. Le cellule parrocchiali dell’evangelizzazione sono proprio questo: un’esperienza che mette al centro l’ascolto e la pratica della Bibbia. Questa realtà, nata in Corea e poi ripresa in chiave cattolica dal prete americano padre Michael Eivers, è arrivata in Italia nel 1987 grazie a don Pigi Perini, parroco di Sant’Eustorgio a Milano. Mentre giunge a Roma alle soglie del 2000 accogliendo l’invito di Giovanni Paolo II alle parrocchie di Roma, l’8 dicembre 1995, per organizzare la Missione cittadina in vista del Giubileo.

«Un invito – dice don Gian Matteo Botto, allora vicario parrocchiale di Santa Maria della Provvidenza – per mettere, in ogni ambito della vita, Gesù al centro. Così scopriamo l’esperienza milanese e decidiamo di portarla in parrocchia. È il 1998». Al centro c’è l’adorazione eucaristica perpetua. «Il silenzio e la preghiera aiutano ad andare in profondità per diventare persone nuove. Aperte e generose», dice don Botto. Un’apertura che non è solo spirituale, ma anche fisica. Infatti protagonisti delle cellule sono i laici che aprono le loro case ai membri, che solitamente sono otto, per un incontro settimanale scandito da sette momenti: canti e preghiere, condivisione, lettura e approfondimento di un brano della Sacra Scrittura, ascolto della registrazione della meditazione del parroco e avvisi sulle attività parrocchiali.

«Parte viva sono proprio i laici – sottolinea don Gian Matteo Botto, ora parroco al Preziosissimo Sangue alla Collina Fleming -, così si sprigionano energie nuove che, come un lievito, crescono per saziare quanti sono affamati di speranza e amore, ingredienti per riprendere il mano il cammino della vita. Durante gli incontri si condividono le delusioni, le difficoltà della vita, le situazioni difficili che diventano più leggere nell’incontro con l’altro. Ma anche le gioie e le vittorie». Inoltre, aggiunge il sacerdote, «è la parrocchia che trova se stessa uscendo e andando nelle case.

Questo trasforma dall’interno le maglie della società perché cambia le relazioni: nel lavoro, nella famiglia, nelle amicizie, nel palazzo». Proprio sulla centralità della parrocchia ha insistito anche papa Francesco che sabato 5 settembre ha ricevuto in udienza i membri delle cellule provenienti da tutto il mondo: «Voi avete la vocazione di essere come un seme mediante il quale la comunità parrocchiale si interroga sul suo essere missionaria». Desiderio missionario «che spinge la Chiesa a percorrere sentieri a volte ancora poco conosciuti, ma decisivi per la via dell’evangelizzazione».

L’obiettivo – ha proseguito il Papa «è rimanere aperti all’ascolto dello Spirito. Incontrarsi nelle case per condividere le gioie e le attese che sono presenti nel cuore di ogni persona, è un’esperienza genuina di evangelizzazione che assomiglia molto a quanto avveniva nei primi tempi della Chiesa». L’incontro con il Vescovo di Roma è stato anche il momento per celebrare il riconoscimento ufficiale che la Chiesa ha offerto con l’approvazione definitiva degli Statuti di questa esperienza ecclesiale attiva oggi a Roma in sei parrocchie con 55 cellule. In Italia le cellule sono 1500, in 45 diocesi e in 101 parrocchie.

 

14 settembre 2015