Cisgiordania: in corso l’operazione “muro di ferro”
Colpiti oltre 10 terroristi, secondo l’esercito israeliano, che parla di attacchi aerei su infrastrutture terroristiche. Guterres (Onu): «Serve massima moderazione»
All’indomani dell’avvio dell’operazione “Muro di ferro”, lanciata ieri, 21 gennaio, dall’esercito israeliano in Cisgiordania, sparatorie ed esplosioni sono ancora in corso a Jenin. «La situazione è molto difficile, l’esercito di occupazione ha spianato tutte le strade che portano al campo di Jenin e all’ospedale governativo», ha riferito in un’intervista all’Afp il governatore di Jenin Kamal Abu al-Rub.
Arrestate finora, secondo il governatore, circa 20 persone provenienti da villaggi vicino a Jenin, bastione della militanza palestinese. L’operazione «sta continuando», conferma l’esercito di Israele, informando di aver condotto «attacchi aerei su siti di infrastrutture terroristiche. Numerosi esplosivi piazzati lungo le rotte dai terroristi sono stati smantellati», dichiarano in una nota congiunta con l’Isa (Agenzia di sicurezza), pubblicata su Telegram. Hamas intanto chiama alla mobilitazione, mentre i coloni assaltano i villaggi palestinesi. E quattro persone sono rimaste ferite ieri sera, 21 gennaio, in strada a Tel Aviv, da un accoltellatore straniero ucciso poi dalla polizia israeliana
Già nelle prime ore dell’operazione, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha invitato le forze di sicurezza israeliane a esercitare «la massima moderazione» nella Cisgiordania occupata. Lo ha riferito il vice portavoce del Palazzo di Vetro Farhan Haq, aggiungendo che Guterres è «molto preoccupato» per la violenza e invita l’esercito israeliano a usare la forza letale solo quando è «assolutamente necessario». La priorità, ha ribadito, è proteggere le vite umane.
Intervenendo questa mattina, 22 gennaio, al World Economic Forum di Davos Guterres ha messo in guardia sul «rischio che Israele pensi che questo è il momento di annettere la Cisgiordania e voglia mantenere Gaza in un limbo». Per il segretario generale Onu, si tratta di un’ipotesi «contraria al diritto internazionale» e «significherebbe che non ci sarà mai la pace in Medioriente. Un’altra possibilità – ha ribadito – è quella di un’Autorità palestinese rivitalizzata e un approccio aperto da parte del governo israeliano per poter ancora considerare una soluzione a due Stati».
Sul fronte degli aiuti umanitari, dall’Italia il ministro della Difesa Guido Crosetto rivendica per l’Italia il fatto di essere stata «il primo Paese, e dovreste essere orgogliosi, che ha portato aiuti al popolo palestinese». Lo ha affermato parlando alla Camera dei deputati, nelle repliche in merito alla proroga dell’autorizzazione di cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamento militare all’Ucraina. L’Italia, ha detto, è «il primo Paese che ha mandato una nave ospedale, che ha mandato aiuti. E non è un caso che i carabinieri sono le forze di formazione che i palestinesi accetterebbero per la loro polizia».
22 gennaio 2025

