Colosseo, «puntiamo sui giovani»

Alfonsina Russo, direttrice del Parco archeologico: il lavoro con le scuole, l’arte, la musica e i social. «Sgomento per il lockdown. Persi 25 milioni»

Dopo un lungo periodo di chiusura, dovuto all’emergenza sanitaria da Covid, il 1° giugno scorso il Parco archeologico del Colosseo – che comprende l’area archeologica centrale di Roma, ovvero i Fori, il Palatino e la Domus Aurea – ha ripreso le attività dal vivo. Ridottosi comprensibilmente il turismo internazionale, che solo nel 2019 ha fatto registrare la cifra di 7 milioni e mezzo di visitatori, la direttrice Alfonsina Russo racconta alcuni dei tantissimi progetti pensati per avvicinare i giovani alla storia del passato e gli italiani, romani in particolare, alle bellezze della Roma antica, con un’attenzione tutta speciale alla tutela dell’ambiente. Ed è di questi giorni la notizia che, in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, il Parco offrirà i propri spazi agli studenti, che potranno utilizzarli come aule.

Cosa ha significato la chiusura del Parco archeologico del Colosseo?
La sensazione di tutti noi è stata di sgomento però non ci siamo persi d’animo e nel periodo del lockdown abbiamo comunque continuato tutta una serie di attività non rimandabili, come la cura del verde. E abbiamo approfittato della mancanza del pubblico per effettuare dei lavori che altrimenti non avremmo potuto mai realizzare, come ad esempio la sistemazione di alcuni percorsi e dei piani di calpestio. Certo, non sono mancate le ripercussioni economiche. Le perdite si aggirano intorno ai 25 milioni di euro da marzo al 31 agosto ma, per fortuna, con il decreto “Cura Italia” abbiamo ricevuto 18 milioni di euro e il ritorno dei turisti fa ben sperare.

Quali sono state le iniziative messe in campo?
Alla riapertura, a giugno, abbiamo introdotto un biglietto ridotto che consentiva di visitare il Colosseo, il Foro Romano e il Palatino nella fascia pomeridiana, attirando in questo modo soprattutto i giovani e le famiglie, che potevano muoversi dopo il lavoro. E così, se a giugno il Parco è stato frequentato da un pubblico perlopiù locale, con circa 600 visitatori al giorno, ad agosto si è arrivati a 7mila. Un graduale incremento, dunque, ma questa volta accanto agli stranieri si vedono gli italiani, specie giovanissimi, e questo fa piacere.

Avete pensato ad altri progetti mirati?
Per attrarre il pubblico giovanile si deve lavorare molto sia con i servizi educativi, tipo le scuole, sia su argomenti che risultino attraenti. È il caso de “Il Parco contemporaneo”, progetto con il quale abbiamo inaugurato un’opera d’arte che si chiama “Anello”. Si tratta appunto di un anello in bronzo che circonda un’antica colonna e che riporta incisa una frase di Virginia Woolf legata al tempo. Quello effimero della vita e quello immortale di un luogo come questo, che racconta secoli di storia. Altro argomento che fa leva sui giovani è la musica. E così, artisti molto amati dai ragazzi, tipo Clavdio e Daniele Silvestri, hanno suonato nel Parco e raccontato attraverso i nostri social le loro impressioni.

L’ultima iniziativa, in ordine temporale, è il progetto “Lezione al Parco”.
Sì, proprio in questi giorni il Parco ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il municipio I. Quando abbiamo sentito che le scuole, in questo periodo difficile, avevano bisogno di spazio ci siamo proposti mettendo a disposizione l’Atrio di Santa Maria Antiqua, il Giardino degli Horti Farnesiani e i Giardini all’ingresso di via di San Gregorio. Certo, i luoghi chiusi sono pochi però abbiamo la Curia Iulia che conta 130 posti e dove c’è anche uno schermo per poter fare lezione.

Non solo archeologia. Tra le sue passioni c’è la valorizzazione e la tutela dell’ambiente.
È un tema che mi sta a cuore e che rientra tra le nostre attività. Con il progetto “Parco Green” abbiamo prodotto miele e olio. Tutto è iniziato lo scorso anno: c’erano, nel Parco, delle pericolose api che sciamavano. Grazie a un’associazione che si dedica proprio alle api urbane, abbiamo posizionato delle arnie e ne abbiamo ricavato del miele che, ovviamente, doniamo. Con Coldiretti, invece, abbiamo raccolto le olive dai circa 200 alberi di ulivo che si trovano nel Parco.

Per un’archeologa avere il pollice verde è un po’ come abbracciare la vita passata e quella che verrà.
Io penso che luoghi come un Parco archeologico debbano avere una funzione per la società che vada oltre l’aspetto storico. Ad esempio il progetto “Salus per Artem” nasce dalla prova che i luoghi della cultura facciano stare bene. E per alcune patologie, soprattutto per quelle neurologiche come l’Alzheimer, si sa per certo che la bellezza – protagonista di questi luoghi – ha degli effetti positivi. Motivo che ci ha spinti a realizzare delle visite, ad esempio, con l’associazione dei malati di Parkinson.

14 settembre 2020