Condanna Lucano, Ciotti: «Non si disperda l’esperienza di Riace»

Il presidente di Libera e Gruppo Abele commenta la condanna: «Le leggi vanno rispettate ma si ripropone il contrasto tra leggi dei codici e leggi della coscienza»

«Le leggi, non si discute, vanno rispettate, ma viene da chiedersi di quali reati possa essersi macchiato Mimmo per meritare una simile condanna». Don Lugi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, interviene sulla condanna a 13 anni di carcere comminata ieri, 30 settembre, all’ex sindaco di Riace Domenico Lucano per presunte irregolarità nella gestione dei migranti. «Occorre equilibrio e misura – le parole del sacerdote -. Ero con Mimmo Lucano a Riace nel 2004, quando iniziò la sua straordinaria esperienza di sindaco, ho continuato idealmente a esserlo anche durante le vicende giudiziarie, culminate con la condanna a 13 anni di carcere: sentenza pesantissima di cui attendiamo di conoscere le motivazioni».

Nell’analisi di don Ciotti, «se le violazioni sono state commesse per facilitare l’accoglienza, senza tornaconti personali, sarebbe forse il caso di usare un minimo di riguardo». Secondo il sacerdote, «si ripropone qui il contrasto che sin dai tempi antichi – valga su tutti l’esempio di Antigone – si è prodotto a volte tra le leggi dei codici e le leggi della coscienza». L’auspicio in ogni caso è che «al netto degli incidenti giudiziari non si disperda il prezioso patrimonio sociale e culturale rappresentato dall’esperienza di Riace. Modello pionieristico di un’accoglienza capace di conciliare dignità, lavoro e sicurezza a beneficio di tutta la comunità».

1° ottobre 2021