Coronavirus, Cauda (Gemelli): «Mantenere alto il livello di attenzione»
A 4 mesi dal ricovero del “paziente uno”, il 20 febbraio scorso a Codogno, il direttore dell’Unità di malattie infettive fa il punto. L’estate, tempo favorevole
Se dovesse assegnare un colore al post-lockdown per la pandemia di coronavirus, Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, sceglierebbe il grigio. Perché «se è vero che siamo usciti dalla fase più nera dell’emergenza sanitaria – osserva -, è altrettanto vero che non ci troviamo ancora nella fase bianca», a dire che a 4 mesi esatti dal ricovero del “paziente uno”, avvenuto a Codogno il 20 febbraio scorso, «sarebbe un errore pensare che ne siamo fuori». Il fatto stesso che «continuino a venire diffusi quotidianamente i dati della Protezione Civile indica che ci troviamo ancora in una condizione di emergenza». Ieri sera, 18 giugno, il bollettino indicava 333 nuovi casi, 66 decessi nelle precedenti 24 ore e un’inversione di rotta rispetto ai ricoveri in terapia intensiva: per la prima volta dal 7 aprile, sono tornati a salire.
Necessario quindi per il medico «l’invito alla cautela e alla responsabilità», unito al monito di attenersi alle indicazioni preventive, ossia «l’uso della mascherina, il rispetto del distanziamento sociale, evitando gli assembramenti, e il lavaggio accurato e frequente delle mani». Ogni cittadino «può e deve fare la sua parte – sottolinea Cauda -, congiuntamente all’azione del governo e del comitato scientifico, per affrontare la sfida odierna, cioè mantenere alto il livello di attenzione».
Dal punto di vista medico-sanitario la strategia messa in atto nella attuale fase 2 è «quella “delle 3T”: mediante i test sierologici e i tamponi, tracciare l’andamento della pandemia anche con l’ausilio dell’app Immuni e trattare la malattia, sicuramente alla luce di una conoscenza maggiore, frutto della proficua condivisione della comunità scientifica realizzata facendo rete negli ultimi mesi». La scienza, tuttavia, «non è infallibile e procede per prove ed errori – ancora le parole di Cauda -. Questo è un virus subdolo che sappiamo appartenere alla famiglia della Sars solo per l’80%, il che fa sì che presenti una minore letalità rispetto alla sindrome respiratoria acuta grave ma, di contro, una maggiore diffusibilità e c’è inoltre una quota parte di soggetti, difficile da quantizzare, asintomatici, che secondo una recente ricerca ha avuto un ruolo nella diffusione del Covid-19 pari al 40-45%».
Dagli studi in laboratorio emergono poi due evidenze che consentono di individuare nella imminente stagione estiva un tempo favorevole.«I raggi ultravioletti del sole possono destabilizzare la struttura del coronavirus e influenzare il suo ciclo vitale, rendendolo meno contagioso – spiega Cauda riferendo di uno studio spagnolo -; inoltre i raggi Uva favoriscono una inattivazione precoce dei droplets, ossia le particelle di saliva che veicolano il virus». Ancora, uno studio descritto in una rivista americana «individua nei bambini sotto i 12 anni livelli bassi di espressione genica di Ace2, ossia i recettori attraverso cui il virus si fa strada nell’organismo – dice ancora il medico -. Da qui l’ipotesi che i bambini non siano un bacino infettivo importante per il Covid-19». Questo potrebbe comportare un ritorno più sereno sui banchi di scuola a settembre, «favorendo quel rapporto umano che da docente so essere fondamentale nell’insegnamento e nell’apprendimento- considera l’esperto -, tenuto conto che il governo sta pensando ad un piano di ri-avvio delle lezioni in presenza in totale sicurezza».
Difficile ipotizzare o meno «una seconda ondata epidemica in autunno, visto che parliamo di un virus imprevedibile – aggiunge -. Il rischio teorico c’è ma ne sapremo di più grazie alla mappatura adeguata che i test sierologici ci consentiranno di realizzare nei prossimi mesi, specie riguardo a un’eventuale immunità di tipo protettivo». Infine, relativamente a un vaccino, Cauda ritiene che «allo stato attuale, quando sono più di 100 i gruppi di ricerca al lavoro, i risultati sono incoraggianti» ma è necessario «procedere con i tempi adeguati, agendo con precisione per garantire la massima sicurezza».
19 giugno 2020

