Crisi in Libia, l’accordo raggiunto a Berlino

Accordo su cessate fuoco permanente, embargo sulle armi e processo politico verso un governo unico. L’auspicio del Papa per la fine delle violenze

«Auspico vivamente che che questo vertice, così importante, sia l’avvio di un cammino verso la cessazione delle violenze e una soluzione negoziata che conduca alla pace e alla tanto desiderata stabilità del Paese». Al termine dell’Angelus di ieri, 20 gennaio, anche Papa Francesco è tornato sulla Conferenza tenutasi a Berlino sulla crisi in Libia proprio il giorno prima, sabato 19 gennaio. Conferenza che si è conclusa con l’accordo tra tutti gli Stati sul fatto che «abbiamo bisogno di una soluzione politica» e che «non ci sia alcuna chance per una soluzione militare», ha ribadito la padrona di casa, la cancelliera tedesca Angela Merkel. «Abbiamo messo a punto un piano molto ampio – ha spiegato al termine della Conferenza -, tutti hanno collaborato in modo molto costruttivo, tutti sono d’accordo sul fatto che vogliamo rispettare l’embargo delle armi con maggiori controlli rispetto al passato».

Dalla conferenza di Berlino sulla Libia, ha detto in conferenza stampa il segretario generale Onu Antonio Guterres, è emerso «un forte impegno di tutti per una soluzione pacifica della crisi. Non esiste soluzione militare. Tutti sono d’accordo con questo, anche quelli che possono avere ruolo diretto nel conflitto», ha aggiunto, spiegando anche che i partecipanti sono d’accordo anche sulla «fine delle interferenze esterne». Il documento approvato prevede, tra l’altro, il cessate fuoco permanente, un embargo sulle armi e un processo politico per arrivare a un governo unico. Le due delegazioni in campo in Libia, però, quella di Fayez al Serraj e quella del generale Haftar si sono rifiutate di incontrarsi durante la conferenza.

Soddisfazione nelle parole del presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte per il fatto che «abbiamo ottenuto passi avanti, 55 punti condivisi, che includono il cessate il fuoco, l’embargo sull’arrivo di nuove armi ed un percorso politico-istituzionale ben definito». Ancora, «è stato nominato anche il comitato militare congiunto che veglierà, monitorerà che la tregua sia rispettata, abbiamo dei passi avanti significativi». L’Italia, ha assicurato il premier, «è disponibile a essere in prima fila per un impegno di responsabilità anche sul monitoraggio della pace. Ovviamente dovremo passare dal Consiglio di sicurezza dell’Onu». Alla base del documento siglato dai capi di Stato intervenuti, ha chiarito, c’è comunque «un impegno di tutti gli stakeholders, comunità internazionale compresa, a evitare ingerenze» in Libia.

20 gennaio 2020