Un giubileo per ricordare il “padre dei poveri”

A Santi Silvestro e Martino ai Monti l’anno dedicato al beato Angelo Paoli, a 300 anni dalla morte. Padre Zappatore: «Quando morì, gridavano “Santo subito”»

Iniziati ieri, 19 gennaio, i festeggiamenti per il 300° anniversario della morte del beato Angelo Paoli, un giubileo per ricordare il carmelitano “padre dei poveri” che visse a Roma la maggior parte del suo ministero sacerdotale. Un modello spesso elogiato da Papa Francesco, per la sua attenzione agli “scarti” della società, un esempio di carità a cui il cardinale De Donatis ha affidato in un messaggio, sabato 18 gennaio, il progetto pastorale per Roma. «È una figura troppo importante e si stava perdendo – ricorda padre Lucio Zappatore, parroco dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, dove riposano le spoglie del beato -. Di fatto in questi ultimi tre secoli a poco a poco qui a Roma ne stavamo perdendo le tracce. Pensate che quando morì la gente gridava “Santo subito!”. Non si poteva fare il funerale vista l’affluenza di fedeli qui in parrocchia e il Papa mandò le guardie svizzere a proteggere il corpo! Dopo giorni venne portato fuori a Santa Maria Maggiore affinché tutti lo potessero salutare e le persone mettevano drappi fuori dalle finestre».

A distanza di 300 anni, si è svolta ieri una processione nel quartiere, per rievocare quei momenti: «Una rievocazione storica, con i costumi del ‘700, perché nei documenti risulta che i nobili facevano a gara nello scortare la salma di Angelo Paoli», spiega ancora Padre Lucio. «Era come santa Teresa di Calcutta, come lei aveva amicizie con i nobili e i poveri, anzi i ricchi grazie a lui sostenevano i poveri». Innumerevoli le opere di carità del beato Angelo: ogni giorno sfamava oltre 200 persone che si radunavano davanti alla sua chiesa, creò un ospizio per i convalescenti dimessi dall’ospedale San Giovanni, ebbe la sensibilità di accudire queste persone non ancora in grado di riprendere la vita ordinaria e che spesso si riammalavano e morivano. Nello stesso ospedale visitava i malati, prendendosi cura del corpo ma anche dello spirito confessandoli e soprattutto amava scherzare: faceva sorridere con battute e portava con sé orchestrine, ballerini e maschere. «Un vero anticipatore della clown terapia», sottolinea padre Lucio.

Nella foto, la chiesa dei Santi Silvestro e Martino ai Monti

Padre Zappatore riferisce anche sulla storia del suo cammino verso l’onore degli altari. «Purtroppo – spiega- il Papa che venerava Angelo Paoli, Clemente XI, che gli mandò addirittura il suo medico personale per curarlo, prima di morire aveva fatto un decreto per il quale per 50 anni non sarebbero stati fatti nuovi santi. La causa di canonizzazione quindi è stata fermata, fortuna che sono partite subito le indagini, cosìabbiamo testimonianze. È stato beatificato soltanto nel 2010 dopo aver fatto un miracolo». “Padre dei poveri”, fece scrivere Clemente XI sulla tomba; la sua vita interiore fu caratterizzata da una profonda devozione all’Eucaristia, alla passione di Cristo – «dovunque andasse piantava croci in ricordo della Via crucis» – e alla Vergine del Carmelo – «nel tempo libero realizzava scapolari che poi regalava ai benefattori» -.

Oltre a essere un grande appassionato di aneddoti e ad aver scritto un libro sui pensieri di padre Angelo, padre Lucio organizza un pellegrinaggio l’ultimo sabato di ogni mese: «Visitiamo i luoghi dove lui ha lasciato il segno della sua carità, un percorso di tre ore fino al Colosseo, perché il beato Angelo fu il primo a far recintare il Colosseo e a farvi piantare una croce, come ricordava san Giovanni Paolo II». Sabato 18 gennaio, come dieci anni fa, sempre al Colosseo, si è conclusa una fiaccolata dei giovani in ricordo dell’inizio delle celebrazioni la sera prima della beatificazione. Per quest’anno giubilare, appuntamento alla basilica parrocchiale dei Santi Silvestro e Martino ai Monti: la Penitenzieria Apostolica ha confermato l’indulgenza plenaria.

20 gennaio 2020