Dal Guatemala in migliaia al confine ma il Messico li blocca

Il responsabile della Conferenza episcopale parla di «crisi ingestibile». Già 4mila le persone alla frontiera con il Messico e altrettante ne stanno arrivando

«Siamo molto preoccupati. Già 4mila persone sono alla frontiera con il Messico, e sto parlando solo di coloro che sono giunti a Tecún Umán, l’ultima città prima del rio Suchiate, nel dipartimento di San Carlos. Altri stanno cercando di entrare dal dipartimento del Petén nello Stato messicano del Tabasco. Ma ci dicono che altri 4mila stanno arrivando. Per noi gestire 8mila persone diventerebbe un grande problema umanitario. In questo momento stiamo facendo un grande sforzo, riusciamo a distribuire migliaia di pasti, grazie a un grande numero di generosi volontari. Il ponte sul fiume è come un imbuto e praticamente nessuno passa». Arriva dal Guatemala la voce di padre Juan Luis Carbajal, responsabile della Pastorale della mobilità umana della Conferenza episcopale guatemalteca. È lui a mandare video relativi alla nuova carovana di migranti partita dall’Honduras la scorsa settimana.

Le stanno tentando tutte, i migranti, perlopiù honduregni (almeno un terzo i minori e le donne incinte), per entrare in Messico. Cercano di attraversare il rio Suchiate (il confine tra Guatemala e Stato messicano del Chiapas), o di forzare il blocco della Guardia nazionale, che anche ieri, 20 gennaio, non ha esitato a usare le maniere forti e a lanciare gas lacrimogeni. Solo pochi migranti ce le fanno e il più delle volte vengono comunque acciuffati nel Chiapas.

Anche la giornata di ieri, dunque, è trascorsa senza cedimenti da parte messicana, che offre una sola alternativa: «Coloro che non vogliono proseguire il cammino verso gli Usa ma accettano di fermarsi in Messico sono accolti. Si tratta però – spiega padre Carbajal – di una falsa proposta. Chi l’ha accettata lo scorso anno, per esempio molti africani e haitiani, in molti casi è fuggito disperato. In Messico c’è mancanza di politiche d’integrazione, i migranti sono lasciati poi al loro destino. In questo modo, però emerge chiaramente che il Messico chiude le frontiere per non dare fastidio agli Stati Uniti, per non provocare la loro reazione. Senza dimenticare che al nord, a Tijuana, ci sono ancora migranti delle prime carovane che non hanno trovato integrazione».

21 gennaio 2020