Don Ciotti: «Le mafie sono forti quando la politica è debole e la democrazia pavida»

Il fondatore di Libera è intervenuto a San Giovanni Battista de Rossi sul dopo “Mafia Capitale”, nei giorni in cui le cronache raccontano di una guerra, a Ostia, fra le famiglie Spada e Fasciani

Ostia, settembre 2015: un dossier di 49 pagine a firma degli attivisti del Movimento 5 Stelle con diverse accuse nei confronti di Libera. Prima tra tutte, quella di avere ottenuto in concessione la gestione di una spiaggia sul lungomare senza bando pubblico. Una ferita nel cuore di don Luigi Ciotti mai chiusa. Neppure a distanza di oltre due anni. Neppure adesso che «quel dossier di attacchi per scaricare le responsabilità in una direzione si è dimostrato essere falso». Lo afferma con un tono deciso, e con voce provata, il fondatore di Libera durante l’incontro che ha tenuto ieri, lunedì 27 novembre, nella parrocchia di San Giovanni Battista de Rossi. Il tema è propizio “Roma dopo Mafia Capitale, i compiti della Chiesa e della comunità cristiana”, mentre la cronaca racconta nel municipio romano di «una guerra tra due famiglie, Spada e Fasciani». Segno che «si è riaperto il conflitto, anche armato, per il dominio sul territorio».

Sullo sfondo resta, però, a Ostia il passato caratterizzato «da una mafia che non spara». E come simbolo di ciò il sacerdote ricorda proprio quel dossier di 49 pagine, «firmato da forze che adesso chiedono un cambiamento che ci può essere ma non c’è»: attaccava «l’assessore Sabella, una giornalista e Libera di don Ciotti», dice proprio il fondatore dell’associazione contro tutte le mafie. Dai piedi dell’altare, parlando ai tanti che hanno partecipato all’iniziativa del Centro culturale della 19esima prefettura, lancia un messaggio chiaro: «C’era chi aveva coperto delle cose, i documenti in quel municipio sono stati occultati». Parole vibranti, quelle di don Ciotti, che nel tempo si è dovuto scontrare con sospetti poi smentiti dai fatti. «Quando qualcuno ha avuto paura, perché sono arrivati i commissari, quei documenti sono usciti fuori immediatamente», aggiunge. Una vicenda che trova sintesi nel teorema con il quale il sacerdote conclude l’incontro tra gli applausi: «Le mafie sono forti quando la politica è debole e la democrazia è pavida».

Nel suo intervento, riflessioni anche su Roma, dove «si intrecciano tante responsabilità», dice sottolineando le commistioni tra mafia e politica, ricordando la confisca alla ‘ndrangheta di un bar nei pressi di Palazzo Chigi e l’emissione di 34 provvedimenti della magistratura a carico di bar e pizzerie. «È la spia che si accende per alzare l’attenzione». Tanti altri i temi approfonditi durante le due ore del suo intervento. La scaletta è dettata dal rapporto della Direzione investigativa antimafia al Parlamento: «Una fotografia che ci indica come le mafie storiche non sono in crisi ma cambiano pelle e strategie per adattarsi ad arresti, condanne e modifiche dei mercati. Meno sangue ma nuovi metodi corruttivi». Ad accomunare camorra, mafia e ‘ndrangheta è proprio la «capacità di infiltrazione negli appalti pubblici e nei servizi, agevolata dai collegamenti stretti con la politica e gli imprenditori». Da qui la condanna della corruzione, sull’esempio di Papa Francesco, e l’invito a ciascuno ad «alzare la voce quando in molti scelgono un prudente silenzio, quando viene calpestata la dignità delle persone. Non abbiamo bisogno di cittadini a intermittenza ma responsabili».

Presenti all’incontro anche il parroco e prefetto don Mario Pecchielan e il vescovo ausiliare per il settore Est monsignor Giuseppe Marciante, che ha definito l’iniziativa «un’occasione per educare a una buona riflessione su questi temi e per motivare le persone all’impegno attivo per il bene comune nella città».

28 novembre 2017