Don Filippo Amoruso: accanto ai malati, con il sorriso

Il ricordo del sacerdote, già cappellano a Villa Betania e al San Camillo, scomparso il 26 novembre. Le esequie il 2 dicembre ai Santi Protomartiri con il vescovo Ricciardi

Un uomo mite, molto riservato, ma altrettanto allegro e attento agli ammalati. È il ricordo di don Filippo Amoruso, scomparso lo scorso 26 novembre a 77 anni, i cui funerali si svolgeranno questo pomeriggio, 2 dicembre, alle 15, nella Parrocchia dei Santi Protomartiri, presieduti dal vescovo Paolo Ricciardi, delegato per la pastorale sanitaria. Proprio nella parrocchia dei Santi Protomartiri Romani, nel quartiere Aurelio, a pochi passi dal Vaticano, don Filippo era stato vicario parrocchiale dal 1997 al 2002 e dal 2007 al 2015, prima di diventare cappellano nella Casa di cura Villa Betania. In precedenza, dopo essere stato vicario parrocchiale alla Santissima Annunziata e San Lino, tra gli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90, aveva ricoperto l’incarico di cappellano ospedaliero anche al San Camillo e al Sant’Eugenio. «Era molto attento a chi soffriva condizioni di disagio fisico e malattia e cercava di stare vicino a chi soffriva, a chi stava poco bene, anche quando non aveva degli incarichi precisi in parrocchia», racconta don Francesco Cerini, con lui per otto anni ai Santi Protomartiri. «Di lui non si poteva non notare subito l’immensa umanità e mitezza – spiega il sacerdote – ma aveva comunque anche sempre il sorriso e portava allegria in tutto ciò che faceva».

Anche la riservatezza era un tratto distintivo della personalità di don Amoruso. «Non parlava quasi mai di se stesso o della sua vita – racconta sempre don Cerini – e portava questa sua caratteristica nella cura delle relazioni che aveva con i parrocchiani e i malati, riuscendo ad avere un’immensa delicatezza con chiunque». Uno stile di vita «umile, modesto, senza troppi fronzoli» quello di don Filippo Amoruso, ma allo stesso tempo con «un modo affabile di portare avanti la sua missione da sacerdote che finiva per essere sempre ben voluto da tutti», spiega don Cerini. E aggiunge: «Quando l’ho conosciuto era già anziano ma molto attivo nel vivere quotidianamente la parrocchia. Non aveva incarichi particolari, ma la sua presenza costante era rasserenante». Un sacerdote che credeva molto nel sacramento della riconciliazione, tanto «da mettersi tutte le sere a disposizione per confessare, rimanendoci per moltissimo tempo». Una semplicità, la sua, che «metteva pace e allegria, anche solo semplicemente nello stargli vicino o nel collaborare con lui in parrocchia».

2 dicembre 2021