Don Oliviero, da 35 anni in “missione” accanto ai lavoratori

Monsignor Pelliccioni, sacerdote dal 1954, dal ’78 è cappellano dei ferrovieri e rettore della chiesa della stazione Termini. Dal 1958 è coordinatore dei cappellani del lavoro. «Un’esperienza molto forte: bisogna andare dove le persone hanno bisogno»

Immerso tra le carte e le foto, scorrono i ricordi di una vita trascorsa in mezzo ai lavoratori, ai bambini, ai sacerdoti anziani. Una missione che monsignor Oliviero Pelliccioni, 84 anni, vive da quando è stato ordinato sacerdote, sessant’anni fa, nel 1954. La sua vocazione nasce in famiglia quando è ancora un bambino di otto, nove anni. Vive a Roma, a Torpignattara, e la guerra rende difficile la sua formazione. Il Seminario Minore della Capitale è chiuso, per cui termina la scuola a Bologna. Alla sua ordinazione è presente anche don Tonino Bello, suo compagno di Seminario. Poi, a Bologna, è cappellano del lavoro presso le maggiori aziende del territorio. «Un’esperienza molto forte – dice don Pelliccioni -, credo che sia importante la presenza del sacerdote nei luoghi di lavoro. Bisogna andare dove le persone hanno bisogno e non aspettare che vengano in chiesa».

Nel 1958, torna a Roma come coordinatore dei cappellani del lavoro e monsignor Ferdinando Baldelli lo incarica di assistere spiritualmente le famiglie dei lavoratori durante le vacanze nelle case per ferie al nord Italia. «Ho insegnato a molte generazioni di ragazzi a scalare le montagne. Ho imparato più dai bambini che dagli adulti», racconta don Pelliccioni mentre mostra i depliant delle case per ferie. Nel 1978 è nominato cappellano dei ferrovieri e rettore della chiesa della stazione Termini dal cardinale vicario Ugo Poletti. «Ho vissuto anni di grande fermento nel mondo del lavoro, tutte le parabole del nostro Paese. Vado alla mensa a mangiare con i lavoratori, parliamo di tutto, ma le questioni religiose sono quelle che accendono di più il dibattito. Oggi – aggiunge – il vero nodo dolente è la mancanza di certezze. Non si vive, si fluttua, si galleggia e non si riesce ad avere punti fermi. Questo mina tutti gli aspetti della vita. I giovani si trovano a vivere una perenne sospensione, mentre i lavoratori più maturi sono preoccupati per i figli. Questa precarietà si riflette anche nella famiglia, con un senso di insicurezza che sfalda le relazioni».

L’altro incarico importante arriva nel 1992 quando il cardinale vicario Camillo Ruini lo nomina direttore della casa diocesana del clero di Roma. Incarico che tiene per diciotto anni. «Oggi faccio quello che posso, e finché il Signore vorrà, come cappellano nelle aziende e rettore della chiesa alla stazione Termini, vivendo insieme con i sacerdoti della casa diocesana del clero “San Gaetano” di Monte Mario».

23 settembre 2014