Festa romana per il beato del Portillo

Le celebrazioni per il primo prelato dell’Opus Dei, primo successore del fondatore san Escrivà alla guida dell’Opera e fondatore della Pontificia Università della Santa Croce. Il 30 settembre la Messa presieduta dal cardinale Vallini a San Giovanni in Laterano

Dopo la cerimonia di beatificazione nella sua città natale, a Madrid sabato 27 settembre, monsignor Álvaro del Portillo riceverà l’abbraccio della sua città adottiva, Roma, con eventi e manifestazioni per ricordare la sua figura. Dal 29 settembre al 2 ottobre, la basilica di Sant’Eugenio a Valle Giulia accoglierà il corpo del beato che sarà esposto provvisoriamente alla venerazione dei fedeli, dopo la traslazione da Santa Maria della Pace, chiesa che già conserva i corpi di San Josemaría Escrivà e Dora del Hoyo. Il 30 settembre due concelebrazioni eucaristiche ricorderanno il prossimo beato: la prima nella basilica di San Giovanni in Laterano (alle 11), presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini; la seconda (alle 16.30) nella basilica di Santa Maria Maggiore, presieduta dal cardinale Santos Abril y Castelló. Mercoledì 1 ottobre, durante l’udienza generale con Papa Francesco, in piazza San Pietro alle 10.30, il vescovo Javier Echevarrìa Rodriguez, prelato dell’Opera, incontrerà personalmente Papa Francesco per ringraziarlo della beatificazione. Infine, giovedì 2 ottobre, alle 17, nella basilica di Sant’Eugenio si celebrerà un’adorazione eucaristica, al termine della quale il corpo del prossimo beato verrà di nuovo traslato nella cripta della chiesa prelatizia di Santa Maria della Pace.

«Monsignor del Portillo – spiega Mara Celani, portavoce del Comitato organizzatore degli eventi di Roma – è stato un romano adottivo dal 1946, anno in cui è arrivato a Roma con san Escrivá. E poi, fino alla morte, nel 1994, ha risieduto a Roma. Lui stesso si definiva italiano. È stato il primo prelato dell’Opus Dei, nominato vescovo nel 1991 da Papa Giovanni Paolo II». A Roma sono attese circa 12-15mila persone, soprattutto dall’America del Sud e dall’Africa, «molte – aggiunge Celani – verranno a Roma dopo aver partecipato alla beatificazione a Valdebebas (Madrid)». Tante le iniziative di solidarietà e cooperazione promosse, in occasione della beatificazione, dall’associazione Harambee, nata nel 2002 per sostenere progetti di sviluppo sociale nell’Africa sub sahariana. «Tra le tante – conclude Celani – una è destinata a seminaristi africani che vorrebbero frequentare la Pontificia Università della Santa Croce, fondata proprio da monsignor del Portillo. Le borse di studio in palio coprirebbero i costi di iscrizione all’ateneo, dell’alloggio e dei libri».

L’idea di fondare, nel 1984, un’università soddisfaceva un sogno di san Escrivà, «che l’Opus Dei avesse il cuore e il cervello a Roma. L’ateneo – racconta monsignor Lluís Clavell, ex rettore della Santa Croce e presidente della Pontificia Accademia San Tommaso – doveva formare sacerdoti e laici in tutto il mondo, ma rimanendo accanto al Papa, a Roma. Io sono stato il secondo rettore, succedendo al vescovo Ignacio Carrasco de Paula». Ancora vivace il ricordo del prossimo beato. «Ho conosciuto del Portillo proprio a Roma nel 1958 – prosegue monsignor Clavell – dove fu inviato dal fondatore per sistemare la prelatura dal punto di vista del diritto canonico. Quando Escrivà morì, nel 1975, monsignor del Portillo è stato eletto capo dell’Opus Dei. Già allora quando lo avvicinavo mi rendevo conto che era una persona serena, affabile, affettuosa, sempre alla presenza di Dio, incoraggiante. Sono qualità semplici, ma non è semplice averle tutte e in quel grado. Uno strumento impercettibile voluto da Dio, ma fedele al fondatore. Che infatti lo chiamava “saxum”, roccia. Questa beatificazione – conclude – poteva essere fatta a Roma, perché praticamente era romano. Poi è stata scelta Madrid, anche in coincidenza con l’anniversario dei 100 anni dalla nascita. Ma ormai monsignor del Portillo appartiene alla diocesi di Roma».

23 settembre 2014