Dopo-pandemia, in aumento il disagio e le richieste di aiuto

Sono diversi gli ambiti di criticità, dal mondo degli adolescenti a quello della famiglia. Preoccupa l’effetto ipnotizzante della narrazione comune

A maggio dello scorso anno eravamo appena usciti dal periodo del lockdown con il dolore per le perdite, le preoccupazioni, le incertezze su come sarebbe andata e su cosa ci aspettava. Il motto: “andrà tutto bene” e “uniti ce la faremo” aveva fatto ben sperare per una rinascita dell’umanità come comunità più solidale, più vicina nelle difficoltà, più sensibile a cosa accadeva nel mondo, sicuramente meno individualista ed ego-centrata.

Credo che in un primo momento questo sia accaduto, avevo la percezione nell’osservare le persone, nell’ascoltarle di quanto la pandemia ci aveva resi tutti più interconnessi, più attenti al vicino, più disponibili nell’essere di aiuto a chiunque ne avesse necessità. In ogni “racconto” dei pazienti, delle famiglie, delle coppie c’era anche la “luce” di chi era sopravvissuto alla malattia e di chi aveva tratto forza e resilienza, incontrando aspetti di sé sconosciuti fino a quel momento. Lo stesso presidente Mattarella ha parlato di recente della forza della famiglia e di quanto sia stata centrale durante lo scorso anno e di quanto lo sia tutt’ora, come perno della società e della ripresa economica, e di come la politica debba intervenire a sostegno e a protezione di essa.

A distanza di un anno “dove orientare lo sguardo” ci porta, purtroppo, ad osservare una crisi profonda su molti livelli: sociali, economici, relazionali, sanitari… Il “mondo adolescenziale” ha registrato la sofferenza maggiore su più fronti: a partire dai dati scolastici gli stessi magistrati del Tribunale dei minori hanno rilevato, sulla base di numerose segnalazioni, come la didattica a distanza abbia incrementato in maniera preoccupante la dispersione scolastica. L’amplificazione delle disparità ha tracciato un netto solco nei ragazzi con disabilità che hanno assistito impotenti di fronte ai limiti della Dad e al rompersi “della routine” che permetteva di sentirsi parte integrante della propria rete sociale, nonostante le difficoltà. Si è registrato un incremento del 30% dei ricoveri in neuropsichiatria infantile, per atti autolesionistici, per tentativi di suicido, per stati di angoscia panica, per disturbi di depressione. Il dottor Vicari, primario e docente della neuropsichiatria del Bambin Gesù, ha lanciato un appello: «Senza salute mentale non si va da nessuna parte: al Paese serve un Piano per l’infanzia e l’adolescenza mirato al benessere fisico e psicologico».

Il “mondo economico” è stato caratterizzato dalla perdita di posti di lavoro, dalla chiusura di attività, dal crollo del fatturato e ha determinato l’aumento della percentuale dei “nuovi poveri” che si rivolgono alla Caritas, per la prima volta, passando dal 31% al 45% con un’incidenza maggiore delle famiglie con minori. Il “mondo familiare” ha subito numerosi attacchi sia dal proprio interno, con un aumento della crisi sia sul piano coniugale che nelle relazioni con i figli: nei migliori dei casi le famiglie hanno chiesto sostegno psicologico per affrontare le difficoltà.

Nel nostro consultorio familiare abbiamo visto raddoppiare le richieste di aiuto rispetto agli anni precedenti. Mentre nelle situazioni più disfunzionali sono aumentate le separazioni, i casi di violenza domestica e i femminicidi. Oltre a questo “fronte”, più correlato alle dinamiche proprie di ciascun sistema, ultimamente la famiglia sta affrontando anche “attacchi o sfide” dal punto di vista valoriale: “l’identità fluida” sia di ciascun membro della famiglia sia della famiglia, come sintesi del sistema. In questi giorni si sta dibattendo molto sulle implicazioni inerenti al Ddl Zan: senza entrare nel merito delle numerose osservazioni che potrebbero essere fatte, sottolineo la necessità della revisione in alcuni passi del provvedimento che rischia di diventare discriminatorio, se non punitivo, nei confronti di chi ha un orientamento sia di valori che di opinione diversi, lì dove vorrebbe potenziare aspetti di tolleranza e di protezione.

Vorrei piuttosto chiedere al lettore di quali strumenti dispone per orientare lo sguardo in questo momento storico: se sia possibile domandarsi cosa stia accadendo; se si possa osservare a quanta manipolazione e pressione mediatica siamo sollecitati, soprattutto se si possa criticare l’uso improprio di personaggi dello spettacolo per “influenzare” il pensiero comune e quello più sensibile alla suggestione, come quello dei giovani. Quali sono i “ganci di sicurezza” per scalare “le sfide” a cui l’umanità è sollecitata? Come proteggere le nuove generazioni dall’abuso e dalla strumentalizzazione? È di pochi giorni fa la pubblicazione dei dati dell’aumento del 150% di accessi per diagnosi di disforia di genere e di richiesta di interventi di cambio di sesso presso l’ospedale San Camillo di Roma. Diversi chirurghi plastici, in tutta Italia, parlano di fenomeno di emulazione e contagio sociale, dove poco è stato il lavoro psicologico per accompagnare i ragazzi nel lavoro con la propria corporeità, con il disagio psichico, con l’analisi degli effetti irreversibili dell’intervento.

Diversi sono gli aspetti e gli approfondimenti che potrebbero nascere da un confronto “democratico” su questa riflessione; credo che ciascuno di noi sia chiamato ad assumere una posizione critica e a dare un proprio contributo con coraggio, che l’elemento centrale sia rimanere attenti ed ancorarsi a ciò che riduce l’effetto ipnotizzante della narrazione comune. Citando Beethoven: «Bisogna fare tutto il bene possibile, amare la libertà sopra ogni cosa e non tradire mai la verità» (a cura di Laura Boccanera, psicologa – psicoterapeuta familiare).

28 maggio 2021