Francesco: «Il nuovo anno costellato da un inasprirsi di tensioni e violenze»

Il settimo discorso del Papa al Corpo diplomatico: una panoramica geopolitica delle questioni più scottanti sullo scacchiere internazionale. A iniziare dalla crisi tra Usa e Iran

La crisi tra Usa e Iran, l’Australia devastata dagli incendi, il «grande cimitero» del Mediterraneo, la «piaga» del terrorismo, ma anche l’Europa e i suoi «conflitti congelati», il linguaggio dell’odio, la questione ambientale. E ancora, la questione israelo-palestinese,  i giovani, il tema degli abusi, i conflitti nella regione americana. È un discorso ad ampio spettro quello rivolto questa mattina, 9 gennaio, da Papa Francesco al Corpo diplomatico. Un tradizionale appuntamento di inizio anno, nel quale fare una panoramica geopolitica delle questioni più scottanti sullo scacchiere internazionale. Proprio alla luce di queste circostanze, «non possiamo smettere di sperare – è la tesi del pontefice -. E sperare esige coraggio. Esige la consapevolezza che il male, la sofferenza e la morte non prevarranno e che anche le questioni più complesse possono e devono essere affrontate e risolte».

Inevitabile il riferimento all’innalzarsi della tensione tra l’Iran e gli Stati Uniti, che rischia di «mettere a dura prova il lento processo di ricostruzione dell’Iraq nonché di creare le basi di un conflitto di più vasta scala che tutti vorremmo poter scongiurare». Come già nell’Angelus di domenica scorsa, il Papa ha rinnovato il suo appello «perché tutte le parti interessate evitino un innalzamento dello scontro e mantengano accesa la fiamma del dialogo e dell’autocontrollo, nel pieno rispetto della legalità internazionale». Parallelamente, Francesco ha invitato a rompere la «coltre di silenzio che rischia di coprire la guerra che ha devastato la Siria nel corso di questo decennio» e «trovare soluzioni adeguate e lungimiranti che permettano al caro popolo siriano, stremato dalla guerra, di ritrovare la pace e avviare la ricostruzione del Paese». La Santa Sede «accoglie con favore ogni iniziativa volta a porre le basi per la risoluzione del conflitto ed esprime ancora una volta la propria gratitudine alla Giordania e al Libano per aver accolto ed essersi fatti carico, con non pochi sacrifici, di migliaia di profughi siriani», ha proseguito Francesco, ricordando però anche i «fattori di incertezza economica e politica» che, in Libano e in altri Stati, «stanno provocando tensioni tra la popolazione, mettendo ulteriormente a rischio la fragile stabilità del Medio Oriente».

Nelle parole del Papa, la preoccupazione per il Mediterraneo, divenuto «un grande cimitero»: è «sempre più urgente», ha ribadito, che «tutti gli Stati si facciano carico della responsabilità di trovare soluzioni durature». Una questione, quella delle migrazioni, presente anche nei sei discorsi precedenti al Corpo diplomatico. La Santa Sede, ha assicurato il pontefice, «guarda con grande speranza agli sforzi compiuti da numerosi Paesi per condividere il peso del reinsediamento e fornire agli sfollati, in particolare a causa di emergenze umanitarie, un posto sicuro in cui vivere, un’educazione, nonché la possibilità di lavorare e di ricongiungersi con le proprie famiglie». Lo Yemen e la Libia: queste le due crisi umanitarie citate da Francesco, tra le tante in atto. Contesti che sono «fertile terreno per la piaga dello sfruttamento e del traffico di essere umani, alimentato da persone senza scrupoli che sfruttano la povertà e la sofferenza di quanti fuggono da situazioni di conflitto o di povertà estrema – il grido d’allarme -. Tra questi, molti finiscono preda di vere e proprie mafie che li detengono in condizioni disumane e degradanti e ne fanno oggetto di torture, violenze sessuali, estorsioni».

Forte anche il riferimento ai «conflitti congelati che persistono in Europa»: dalla situazione dei Balcani a quella di Cipro, all’Ucraina. Quindi il ricordo dei padri fondatori dell’Europa –  Schuman in particolare – e della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. «Il progetto europeo – le parole del Papa – continua a essere una fondamentale garanzia di sviluppo per chi ne fa parte da tempo e un’opportunità di pace, dopo turbolenti conflitti e lacerazioni, per quei Paesi che ambiscono a parteciparvi. L’Europa non perda dunque il senso di solidarietà che per secoli l’ha contraddistinta, anche nei momenti più difficili della sua storia. Non perda quello spirito che affonda le sue radici, tra l’altro, nella pietas romana e nella caritas cristiana, che ben descrivono l’animo dei popoli europei».

Nel discorso di Francesco, il ritratto – a tinte contrastanti – dell’Africa, tra «segni di pace e di riconciliazione» in Mozambico, Madagascar e Mauritius ed «episodi di violenza contro persone innocenti, tra cui tanti cristiani perseguitati e uccisi per la loro fedeltà al Vangelo», insieme all’invito alla comunità internazionale a «sostenere gli sforzi che questi Paesi compiono nella lotta per sconfiggere la piaga del terrorismo, che sta insanguinando sempre più intere parti dell’Africa, come altre regioni del mondo». Ma lo sguardo del pontefice si è rivolto al continente americano, dove si moltiplicano «crisi politiche in un crescente numero di Paesi, con tensioni che acuiscono i conflitti sociali». Profonde disuguaglianze, ingiustizie, corruzione «endemica» e varie forme di povertà: queste, nell’analisi del Papa, le caratteristiche che li accomunano. Ai leader politici l’appello a «ristabilire con urgenza una cultura del dialogo per il bene comune e per rafforzare le istituzioni democratiche e promuovere il rispetto dello stato di diritto, al fine di prevenire derive antidemocratiche, populiste ed estremiste». Ancora, «vicinanza e preghiera», nelle parole di Francesco, anche per l’Australia, «colpita duramente negli ultimi mesi da persistenti incendi, i cui effetti hanno raggiunto anche altre regioni dell’Oceania».

Il Papa ha ricordato gli obiettivi principali della Santa Sede nell’ambito dell’impegno diplomatico: la pace e lo sviluppo umano. Lo ha fatto ripercorrendo idealmente le tappe raggiunte nei viaggi compiuti nel 2019, soffermandosi su «alcune questioni problematiche del nostro tempo». I giovani, anzitutto, a cui è strettamente legato il tema degli abusi, «crimini che offendono Dio, causano danni fisici, psicologici e spirituali alle vittime e ledono la vita di intere comunità». Urgente, per il Papa, che gli adulti «non abdichino al compito educativo che compete loro». Di qui la scelta di promuovere, il 14 maggio prossimo, un evento mondiale sul tema: “Ricostruire il patto educativo globale”. Legato ai giovani anche «l’impegno per sensibilizzare i leader politici sulla questione dei cambiamenti climatici», ricordato dal pontefice, che è tornato a ribadire l’urgenza di una «conversione ecologica», avvertita dai giovani ma «non acquisita dalla politica internazionale, la cui risposta alle problematiche poste da questioni globali come quella dei cambiamenti climatici è ancora molto debole e fonte di forte preoccupazione».

Il pensiero di Francesco è andato anche a Gerusalemme e a tutta la Terra Santa, «per richiamare l’urgenza che l’intera comunità internazionale, con coraggio e sincerità e nel rispetto del diritto internazionale, riconfermi il suo impegno a sostegno del processo di pace israelo-palestinese». Ricordando poi il viaggio in Giappone, ha rilanciato, nella parte finale del discorso, l’appello già pronunciato al memoriale dell’Olocausto: «Un mondo senza armi nucleari è possibile e necessario, ed è tempo che quanti hanno responsabilità politiche ne divengano pienamente consapevoli, poiché non è il possesso deterrente di potenti mezzi di distruzione di massa a rendere il mondo più sicuro, bensì il paziente lavoro di tutte le persone di buona volontà che si dedicano concretamente, ciascuno nel proprio ambito, a edificare un mondo di pace, solidarietà e rispetto reciproco». All’orizzonte, la X Conferenza d’esame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, in programma dal 27 aprile al 22 maggio a New York. «Auspico vivamente che in quella occasione la comunità internazionale riesca a trovare un consenso finale e proattivo sulle modalità di attuazione di questo strumento giuridico internazionale, che si rileva essere ancora più importante in un momento come quello attuale», le parole del Papa.

Ultimo punto: il 75° anniversario della fondazione dell’Onu. Urgente, secondo Bergoglio, «riprendere il percorso verso una complessiva riforma del sistema multilaterale, che lo renda più efficace, tenendo in debita considerazione l’attuale contesto geopolitico», fatti salvi i principi fondativi: «Il desiderio della pace, la ricerca della giustizia, il rispetto della dignità della persona, la cooperazione umanitaria e l’assistenza». Quindi un «pensiero particolare a tutte le donne. Ogni violenza inferta alla donna – è tornato a ribadire Francesco – è una profanazione di Dio. Esercitare violenza contro una donna o sfruttarla non è un semplice reato, è un crimine che distrugge l’armonia, la poesia e la bellezza che Dio ha voluto dare al mondo».

9 gennaio 2020