Francesco: «Nessuno è “sbagliato” agli occhi di Dio»

Per il secondo anno consecutivo, il Papa ha celebrato la Messa nella festa della Divina Misericordia - istituita da san Giovanni Paolo II nel 2000 - a Santo Spirito in Sassia. Presenti un gruppo di detenuti, alcuni disabili, giovani rifugiati e una famiglia di migranti

Attingendo forza dal sacramento della confessione il cristiano saprà riconoscersi “misericordiato” e potrà essere misericordioso con il prossimo. Solo se si sentirà toccato dall’amore di Dio sarà capace di dividere i propri beni: «Non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro». Dalla chiesa di Santo Spirito in Sassia si è levato ieri, 11 aprile, l’ennesimo appello di Papa Francesco a piegarsi sulle ferite dell’altro, a non essere indifferenti alle sofferenze altrui, a condividere i beni terreni come «conseguenza naturale» di una fede vissuta pienamente e «non a metà, che riceve e che non dà». Perché se così fosse, ha avvertito, «se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile. Senza gli altri diventa disincarnata. Senza le opere di misericordia muore».

Nella II Domenica di Pasqua, festa della Divina Misericordia – istituita da san Giovanni Paolo II il 30 aprile 2000 in occasione della canonizzazione di suor Faustina Kowalska, religiosa polacca apostola della Divina Misericordia -, Francesco è tornato per il secondo anno consecutivo a celebrare nella chiesa risalente al 1500, a due passi dalla basilica di San Pietro, divenuta nel 1994 Centro di spiritualità della Divina Misericordia. Nell’omelia Bergoglio si è concentrato sull’atteggiamento dei discepoli chiusi nel cenacolo, con le porte sprangate per timore dei giudei. Dopo aver rinnegato e abbandonato Gesù «si sentivano incapaci, buoni a nulla, sbagliati». Proprio in questa confusione esistenziale Cristo appare agli undici e senza condannarli dona loro la pace perché «per Dio nessuno è sbagliato, nessuno è inutile, nessuno è escluso», ha affermato Francesco rimarcando che ogni persona è preziosa, insostituibile e importante agli occhi di Dio.

Parole che sembrano voler essere un chiaro messaggio d’amore e di speranza anche per un gruppo di detenuti e di detenute del carcere di Regina Coeli, Rebibbia femminile e Casal del Marmo presenti alla liturgia insieme ad alcuni disabili e giovani rifugiati provenienti da Siria, Egitto e Nigeria, tra cui due persone egiziane appartenenti alla Chiesa copta oltre a una famiglia di migranti dall’Argentina. La pace di Gesù, spiega il Papa, rincuora i discepoli, trasformando il rimorso in desiderio di agire. «La pace di Gesù suscita la missione – le parole di Francesco -. Non è tranquillità, non è comodità, è uscire da sé. La pace di Gesù libera dalle chiusure che paralizzano, spezza le catene che tengono prigioniero il cuore».

(foto: Vatican Media)

Un altro dono per i “misericordiati” è lo Spirito Santo. Rivolgendosi ai fedeli il Papa ha esortato a invocare la grazia «di abbracciare il sacramento del perdono», al centro del quale c’è «Dio con la sua misericordia. Non ci confessiamo per abbatterci – ha spiegato – ma per farci risollevare. Ne abbiamo tanto bisogno, tutti. Ne abbiamo bisogno come i bimbi piccoli, tutte le volte che cadono, hanno bisogno di essere rialzati dal papà. Anche noi cadiamo spesso. E la mano del Padre è pronta a rimetterci in piedi e a farci andare avanti. Questa mano sicura e affidabile è la confessione. È il sacramento che ci rialza, che non ci lascia a terra a piangere sui pavimenti duri delle nostre cadute. È il sacramento della risurrezione, è misericordia pura». Per i sacerdoti che impartiscono il sacramento, la via da seguire è quella di «far sentire la dolcezza della misericordia di Gesù che perdona tutto» ha ricordato il Papa rivolgendosi ai Missionari della Misericordia che hanno concelebrato, in rappresentanza degli oltre mille sacerdoti istituiti durante il Giubileo della Misericordia, ai quali ha affidato un mandato particolare legato al sacramento della riconciliazione e alla predicazione del mistero della misericordia divina.

Infine, l’invito a riconoscersi misericordiati per essere capaci di donarsi. «Se invece ci basiamo sulle nostre capacità, sull’efficienza delle nostre strutture e dei nostri progetti, non andremo lontano», ha detto Bergoglio, che durante la consacrazione è stato affiancato da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, e da monsignor Jozef Bart, rettore della Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Tra gli 80 fedeli ammessi alla celebrazione, in ottemperanza delle norme anti Covid-19, anche alcune Suore Ospedaliere della Misericordia, una rappresentanza di infermieri dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, un volontario Caritas siriano appartenente alla Chiesa cattolica sira, realtà nelle quali «la misericordia si fa concreta, si fa vicinanza, servizio, attenzione alle persone in difficoltà», ha affermato il Papa introducendo poi la preghiera del Regina Coeli. Al termine della celebrazione Francesco si è intrattenuto qualche istante con i presenti come non accadeva da oltre un anno, senza sottrarsi alle strette di mano e ai selfie. All’uscita era atteso da alcuni fedeli e anche a loro ha impartito la benedizione.

12 aprile 2021