Francesco: «Nonviolenza come stile di politica di pace»

Il Papa al primo Angelus del 2017 è tornato a parlare di fraternità e riconciliazione, senza dimenticare l’attentato di Istanbul

Il Papa al primo Angelus del 2017 è tornato a parlare di fraternità e riconciliazione, senza dimenticare il grave attentato di Istanbul rivendicato dall’Isis 

Il drammatico attentato di Istanbul ha fatto da sfondo alle parole del Papa all’Angelus del primo gennaio, 50ma giornata mondiale per la pace, per la quale il Pontefice aveva inviato alle cancellerie di tutto il mondo un messaggio nel quale invita ad «assumere la nonviolenza come stile per una politica di pace». Francesco ha ricordato che la pace si costruisce «dicendo “no” – con i fatti – all’odio e alla violenza e “sì” alla fraternità e alla riconciliazione».

Ma «purtroppo, la violenza ha colpito anche in questa notte di auguri e di speranza. Addolorato, esprimo la mia vicinanza al popolo turco, prego per le numerose vittime e per i feriti e per tutta la Nazione in lutto, e chiedo al Signore di sostenere tutti gli uomini di buona volontà che si rimboccano coraggiosamente le maniche per affrontare la piaga del terrorismo e questa macchia di sangue che avvolge il mondo con un’ombra di paura e di smarrimento».

Nelle parole pronunciate durante
l’omelia della Messa, il Santo Padre ha ricordato che «celebrare la maternità di Maria come Madre di Dio e madre nostra all’inizio di un nuovo anno significa ricordare una certezza che accompagnerà i nostri giorni: siamo un popolo con una Madre, non siamo orfani. Le madri sono l’antidoto più forte contro le nostre tendenze individualistiche ed egoistiche, contro le nostre chiusure e apatie. Una società senza madri sarebbe non soltanto una società fredda, ma una società che ha perduto il cuore, che ha perduto il “sapore di famiglia”. Una società senza madri sarebbe una società senza pietà, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione. Perché le madri, perfino nei momenti peggiori, sanno testimoniare la tenerezza, la dedizione incondizionata, la forza della speranza».

Nella sua riflessione, il Pontefice ha sottolineato il ruolo singolare della Vergine nella missione di salvezza di Gesù e ha poi rivolto il suo pensiero a quelle madri dalle quali «ho imparato molto», quelle madri che «avendo i figli in carcere o prostrati in un letto di ospedale o soggiogati dalla schiavitù della droga, col freddo e il caldo, con la pioggia e la siccità, non si arrendono e continuano a lottare per dare loro il meglio. O quelle madri che, nei campi-profughi, o addirittura in mezzo alla guerra, riescono ad abbracciare e a sostenere senza vacillare la sofferenza dei loro figli. Madri che danno letteralmente la vita perché nessuno dei figli si perda. Dove c’è la madre c’è unità, c’è appartenenza, appartenenza di figli».

Il Papa ha infine messo in guardia
dalla «corrosiva malattia della “orfanezza spirituale”, quella orfanezza che l’anima vive quando si sente senza madre e le manca la tenerezza di Dio. Quella orfanezza che viviamo quando si spegne in noi il senso di appartenenza a una famiglia, a un popolo, a una terra, al nostro Dio. Quella orfanezza che trova spazio nel cuore narcisista che sa guardare solo a sé stesso e ai propri interessi e che cresce quando dimentichiamo che la vita è stata un dono, che l’abbiamo ricevuta da altri, e che siamo invitati a condividerla in questa casa comune». E ha proseguito: «Un tale atteggiamento di orfanezza spirituale è un cancro che silenziosamente logora e degrada l’anima» contro il quale è necessario incontrare lo «sguardo materno» di Maria.

2 gennaio 2017