Francesco: «Prego per i malati più soli»
Il videomessaggio ai partecipanti al webinar per la XXX Giornata mondiale. «La malattia fa sentire fragili ma impone anche una domanda di senso»
«Un pensiero pieno di gratitudine a tutti coloro che nella vita e nel lavoro stanno ogni giorno vicino ai malati». Si è apre così il videomessaggio inviato da Papa Francesco ai partecipanti al webinar “Giornata mondiale del malato: significato, obiettivi e sfide”, organizzato dal dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ieri, 10 febbraio, alla vigilia della XXX edizione dell’appuntamento, istituito da san Giovanni Paolo II nel 1992.
Nelle parole del pontefice, dunque, anzitutto la «riconoscenza a tutti coloro che, nella Chiesa e nella società, stanno con amore accanto a chi soffre». E nel novero ci sono familiari e amici, «che assistono i loro cari con affetto e ne condividono gioie e speranze, dolori e angosce»; medici, infermiere e infermieri; farmacisti e tutti gli operatori sanitari; cappellani ospedalieri, religiose e religiosi degli Istituti dedicati alla cura degli infermi; e «tanti volontari». A tutti loro «assicuro il mio ricordo nella preghiera, perché il Signore doni loro la capacità di ascoltare i malati, di avere pazienza con loro, di prendersene cura in modo integrale, corpo, spirito e relazioni – le parole di Francesco -. E prego in modo particolare per tutti i malati, in ogni angolo del mondo, specialmente per coloro che sono più soli e non hanno accesso ai servizi sanitari».
Per Francesco, «l’esperienza della malattia ci fa sentire fragili, ci fa sentire bisognosi degli altri», ma impone anche «una domanda di senso, che a volte può non trovare subito una risposta». Quindi il ricordo di san Giovanni Paolo II, che «ha indicato, a partire dalla sua personale esperienza, il sentiero di questo cammino di ricerca. Non si tratta di ripiegarsi su se stessi – continua Francesco – ma, al contrario di aprirsi a un amore più grande». L’appello del Papa, allora, è a «non dimenticare la singolarità di ogni malato, con la sua dignità e le sue fragilità. È la persona nella sua integralità – ricorda – che necessita di cura: il corpo, la mente, gli affetti, la libertà e la volontà, la vita spirituale. La cura non si può sezionare; perché non si può sezionare l’essere umano». Pena: il rischio paradossale di «salvare il corpo e perdere l’umanità. I santi che si sono presi carico dei malati- ancora la riflessione del pontefice – hanno sempre seguito l’insegnamento del Maestro: curare le ferite del corpo e dell’anima; pregare e agire per la guarigione fisica e spirituale insieme».
Inevitabile anche il riferimento al tempo della pandemia, che «ci sta insegnando ad avere uno sguardo sulla malattia come fenomeno globale e non solo individuale, e ci invita a riflettere su altri tipi di patologie che minacciano l’umanità e il mondo». A cominciare da quello che Francesco definisce un «”virus” sociale, vale a dire «individualismo e indifferenza». Per Bergoglio si tratta di «forme di egoismo che risultano purtroppo amplificate nella società del benessere consumistico e del liberismo economico; e le conseguenti disuguaglianze si riscontrano anche nel campo sanitario, dove alcuni godono delle cosiddette “eccellenze” e molti altri stentano ad accedere alle cure di base».
L’antidoto, nell’analisi del pontefice, è «la cultura della fraternità, fondata sulla coscienza che siamo tutti uguali come persone umane, tutti uguali, figli di un unico Padre. Su questa base – prosegue – si potranno avere cure efficaci e per tutti. Ma se non siamo convinti che siamo tutti uguali, la cosa non andrà bene». La Chiesa, riflette ancora Francesco, «seguendo Gesù, Buon Samaritano dell’umanità, si è sempre prodigata verso coloro che soffrono, dedicando, in particolare, ai malati grandi risorse sia personali sia economiche». Il pensiero va «ai dispensari e alle strutture sanitarie nei Paesi in via di sviluppo; alle tante sorelle e ai tanti fratelli missionari che hanno speso la vita per curare i malati più indigenti; a volte loro stessi malati tra i malati». Ma anche «ai numerosi santi e sante che in tutto il mondo hanno avviato opere sanitarie, coinvolgendo compagni e compagne e dando così origine a congregazioni religiose. Questa vocazione e missione per la cura umana integrale deve anche oggi rinnovare i carismi nel campo sanitario, perché non manchi la vicinanza alle persone sofferenti», è l’esortazione conclusiva.
11 febbraio 2022

