“Fratelli tutti”, manuale spirituale e operativo per ri-creare legame e risolvere conflitti

Nella parrocchia Santa Chiara l’incontro con Leonardo Becchetti, docente di Economia politica a Tor Vergata, e il gesuita Francesco Occhetta

La terza enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti” rappresenta un’analisi lucida dello scenario culturale, sociale e politico in cui siamo immersi. Un “manuale” non solo spirituale ma anche operativo centrato sulla fraternità come via per ricreare legami, risolvere conflitti e costruire ponti. È questo il refrain che ha fatto da sfondo all’incontro culturale di conoscenza e approfondimento sull’ultima enciclica del pontefice, svoltosi venerdì 30 ottobre nella parrocchia di Santa Chiara. Al tavolo dei relatori, Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica all’Università di Tor Vergata, e padre Francesco Occhetta, già scrittore de La Civiltà Cattolica.

Un intervento, quello del gesuita, che ha inteso definire inizialmente la struttura del documento pontificio, distinguendo tre diversi cerchi concentrici che lo caratterizzano. «Il primo richiede un livello spirituale – ha spiegato – e, in questa dimensione, è fondamentale chiedersi cosa io faccio per i più deboli ma soprattutto chi è l’altro per me, che è la domanda etica per diventare fratelli». Segue poi il cerchio antropologico: «Il modello che propone la Chiesa è quello in cui la persona è al centro con i suoi diritti ma anche con le sue responsabilità – ha proseguito -. Ciò presuppone una comprensione specifica: prima di essere nemici, noi siamo fratelli perché figli dell’unico Padre». Infine, il terzo cerchio è quello politologico «dove la chiesa nello spazio pubblico dà una serie di criteri per vivere umanamente». Insomma, quella proposta da Francesco è una fraternità che si (ri)fonda sulla dignità di ogni persona: «La fraternità è un processo ed è differente dalla fratellanza, in quanto viene dall’Alto, ha la paternità di Dio, è un mutuo aiuto tra noi e chiede reciprocità – ha commentato ancora padre Occhetta -. È un donare senza perdere».

Parole che con difficoltà si addicono al nostro tempo, segnato sempre più da diffidenza, sfiducia e forti rivendicazioni identitarie. «L’enciclica segna infatti una forte distanza dal populismo, ovvero quella burrasca che arriva e si infrange su tutto ciò che è istituzione, governo ma anche Chiesa – ha detto -. A tal proposito gli antidoti che ci propone sono tre: il rilancio delle comunità credenti che sognano e sperano insieme; la formazione, soprattutto dei nostri giovani; ed essere lievito, arricchire». Infine, il gesuita si è soffermato, partendo dal settimo capitolo, sull’appello del Papa volto a promuovere una giustizia «che parli di riparazione e non di vendetta – ha concluso -. Se non bonifichiamo la terra sporcata dal sangue di relazioni che si fratturano, il frutto non crescerà per nessuno. Fraternità è dunque la ricostruzione dei legami tra noi».

Accanto a questi temi, ce n’è uno più generale su cui Francesco è tornato a parlare e che ha approfondito Becchetti: il sistema socioeconomico. «Il discorso che conduce sul mercato – ha spiegato – è di una lucidità scientifica incredibile: da una parte sottolinea ciò che è presente in ogni manuale di economia, ovvero che il mercato da solo non basta, dall’altra contesta ancora una volta la teoria dello “sgocciolamento” a valle del denaro dei ricchi come soluzione al problema delle disuguaglianze». Da qui l’importanza, in perfetta sintonia con la tradizione della dottrina sociale, del principio di sussidiarietà e di un’azione a più mani che includa anche la società civile, cioè tutti noi. «Tutti i problemi nella società si risolvono lavorando con il mercato, la cittadinanza attiva, le istituzioni e le imprese responsabili», ha commentato Becchetti, il quale ha proseguito nel suo intervento ponendo l’accento non solo sul tema della generatività ma anche sull’arte del dialogo e dell’incontro. «Torna nell’enciclica un’altra immagine cara al pontefice, quella del poliedro – ha concluso -. La realtà è fatta da tante sfaccettature e prospettive, che sono la ricchezza delle diversità da cui ciascuno di noi deve imparare qualcosa».

2 novembre 2020