«Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze». Save the Children rilancia le parole pronunciata da Papa Francesco ieri, 1° gennaio, nella celebrazione della Giornata mondiale della pace. Parole che «richiamano l’attenzione della comunità internazionale, in particolare, sui bambini vittime dei conflitti». E di questi conflitti indica anche alcune delle cause. «Due bambini su 3 che soffrono di malnutrizione cronica si trovano in Paesi dove c’è la guerra, mentre nelle 10 aree maggiormente devastate dai conflitti più di 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni sono colpiti da malnutrizione acuta grave», spiegano da Save the Children.

Particolarmente significativo il caso dello Yemen, dove, stando ai dati dell’organizzazione, circa 120mila bambini rischiano di perdere la vita a causa della crisi alimentare che si è generata in  conseguenza del conflitto. Ma ci sono anche conseguenze gravi che lasciano il segno su un numero ancora più ampio di bambini: è il caso dei 27 milioni di minori che non hanno più accesso all’educazione perché le loro scuole sono prese di mira dagli attacchi, occupate dai gruppi armati o perché i genitori hanno paura di mandare i figli a scuola. «Essere tagliati fuori dalla scuola aumenta anche il rischio di sfruttamento del lavoro minorile, che nelle aree di conflitto supera del 77% la media globale, mentre per le bambine i contesti di guerra sono un incentivo ai matrimoni precoci, decisi spesso dalle famiglie nel tentativo di evitare altri tipi di abusi e violenze».

Lo dimostrano, ancora una volta, i dati relativi allo Yemen, dove la percentuale di spose bambine supera oggi i 2/3 del totale delle giovani nel Paese; prima dell’inasprirsi del conflitto il dato era della metà. Anche tra i rifugiati siriani in Giordania, la percentuale di ragazze sposate prima di aver compiuto i 18 anni è quasi triplicata tra il 2011 e il 2014 raggiungendo il 32%.

2 gennaio 2019