Giubileo dei diaconi, «la carità la liturgia più bella»
La Messa presieduta in San Pietro dall’arcivescovo Fisichella, delegato dal Papa. Il pensiero a Francesco, «vicino e presente in mezzo a noi». La lettura dell’omelia preparata da Bergoglio
Il primo pensiero è stato per Papa Francesco ricoverato al Policlinico Gemelli dal 14 febbraio per una polmonite bilaterale. «Nella celebrazione eucaristica dove la comunione assume la dimensione più piena e significativa, sentiamo Papa Francesco, benché in un letto di ospedale, vicino e presente in mezzo a noi», ha detto l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’Evangelizzazione, che oggi, 23 febbraio, VII domenica del tempo ordinario, ha presieduto nella basilica di San Pietro la Messa conclusiva del Giubileo dei diaconi, durante la quale sono stati ordinati 23 nuovi diaconi permanenti.
Prima di dare lettura dell’omelia preparata per l’occasione da Bergoglio, il presule ha rimarcato che la comunione «obbliga a rendere ancora più forte e intensa la preghiera affinché il Signore assista il Papa nel momento della prova e della malattia». Quindi hanno indossato la stola diaconale e la dalmatica, promesso rispetto e obbedienza al Papa, tre italiani tra i quali, per la diocesi di Roma, Giovanni Franco Sciuto, 53enne di origine catanese che presta servizio nella parrocchia romana dei Sacri Cuori di Gesù e Maria.
Esercita il suo ministero a Bologna Andrea Martinelli mentre Mario Sorgente è dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Tra i nuovi diaconi hanno scandito il loro “Eccomi” tre messicani, tre spagnoli, sei colombiani, tre statunitensi, due polacchi, un francese e due brasiliani.
Nell’omelia Papa Francesco si sofferma sulla gratuità nel ministero diaconale i cui cardini sono il perdono, il servizio disinteressato e la comunione. Un ministero, spiega, che non è un’ascesa ma una discesa, un farsi piccoli e umili, seguendo l’esempio di Cristo. Una missione che «è una delle espressioni più belle di una Chiesa sinodale e “in uscita”». Il perdono, per il vescovo di Roma, è essenziale per la convivenza umana e il diacono deve annunciarlo, seguendo l’esempio di Gesù.
«Per crescere insieme condividendo luci e ombre, successi e fallimenti gli uni degli altri, è necessario saper perdonare e chiedere perdono, riallacciando relazioni e non escludendo dal nostro amore nemmeno chi ci colpisce e tradisce – le parole di Bergoglio lette da Fisichella -. Un mondo dove per gli avversari c’è solo odio è un mondo senza speranza, senza futuro, destinato ad essere dilaniato da guerre, divisioni e vendette senza fine, come purtroppo vediamo anche oggi, a tanti livelli e in varie parti del mondo. Perdonare, allora, vuol dire preparare al futuro una casa accogliente, sicura, in noi e nelle nostre comunità. E il diacono, investito in prima persona di un ministero che lo porta verso le periferie del mondo, si impegna a vedere – e a insegnare agli altri a vedere – in tutti, anche in chi sbaglia e fa soffrire, una sorella e un fratello feriti nell’anima, e perciò bisognosi più di chiunque di riconciliazione, di guida e di aiuto».
Il servizio disinteressato è descritto come un atto di amore. Il diacono deve servire senza aspettarsi nulla in cambio e questo «atteggiamento non è un aspetto accessorio del suo agire, ma una dimensione sostanziale del suo essere». La gratuità è «il primo annuncio della Parola». Raccomandazione del Papa è quella di accompagnare il servizio «con un sorriso, senza lamentarsi e cercare riconoscimenti. Il vostro agire concorde e generoso sarà così un ponte che unisce l’Altare alla strada, l’Eucaristia alla vita quotidiana delle persone; la carità sarà la vostra liturgia più bella e la liturgia il vostro più umile servizio». Infine la gratuità come strumento di comunione. «Dare senza chiedere nulla in cambio unisce, crea legami, perché esprime e alimenta uno stare insieme che non ha altro fine se non il dono di sé e il bene delle persone».
Giovanni Franco Sciuto, il nuovo diacono permanente della diocesi di Roma, ha compreso la sua vocazione «sette anni fa durante il discernimento fatto in occasione degli esercizi spirituali nella vita ordinaria» di Sant’Ignazio. «Credo che nel diaconato ci sia il vero cuore della Chiesa – afferma -. Il diacono è colui che serve come Cristo che è vero diacono del Padre. Per mettersi al servizio dei più vulnerabili è necessario avere gli stessi sentimenti di Cristo». È cresciuto in una famiglia «molto credente». I genitori, racconta, «nella loro semplicità hanno trasmesso ai figli una grande fede anche nei momenti difficili». Il nuovo diacono presta servizio nella parrocchia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria nei pressi di piazza Vescovio. Per l’ordinazione diaconale ha scelto la frase del Salmo 15 “Sei tu, Signore, l’unico mio bene” perché, spiega, «è solo Lui che conta nella vita, e basta».
23 febbraio 2025

