Guerra in Iran: l’ultimatum esteso di due settimane
Il presidente Usa: stop «a condizione dell’apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz». Il Papa: «Vorrei invitare a pensare a tanti innocenti che sarebbero vittime dell’escalation. Vorrei invitare tutti a pregare e a dire che vogliamo la pace»
Estesa di due settimane la scadenza dell’ultimatum Usa per l’Iran, inizialmente fissata alle 2 della notte tra 7 e 8 aprile. Lo ha reso noto lo stesso presidente americano Donald Trump sul suo social Truth. Ma lo stop ai bombardamenti è «a condizione che la Repubblica islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz. «Sulla base delle conversazioni intrattenute con il primo ministro Shehbaz Sharif e con il feldmaresciallo Asim Munir del Pakistan, i quali hanno richiesto che io sospendessi la forza distruttiva in fase di invio questa notte verso l’Iran – sono le parole del leader Usa -, e a condizione che la Repubblica islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti per un periodo di due settimane».
Arrivata anche la prima nota ufficiale sul cessate il fuoco dall’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: «Israele sostiene la decisione del presidente Trump di sospendere gli attacchi contro l’Iran per due settimane, a condizione che l’Iran apra immediatamente lo Stretto e cessi tutti gli attacchi contro gli Stati Uniti, Israele e i Paesi della regione. Israele sostiene inoltre l’impegno americano per garantire che l’Iran non rappresenti più una minaccia nucleare, missilistica e terroristica per gli Stati Uniti, Israele, i Paesi arabi confinanti con l’Iran e il mondo intero – si legge nel testo -. Gli Stati Uniti hanno informato Israele del loro impegno a raggiungere questi obiettivi, condivisi da Stati Uniti, Israele e dagli alleati regionali di Israele, nei prossimi negoziati. Il cessate il fuoco di due settimane non include il Libano», è la precisazione. Nelle prime ore della mattinata infatti è stato emesso un nuovo avviso di evacuazione per la zona di Tiro, nel Libano meridionale.
Intanto, riporta Axios citando alcune fonti, il primo round di trattative fra Stati Uniti e Iran per un accordo per mettere fine alla guerra è in programma a a Islamabad venerdì 10 aprile. Mobilitata anche l’Ue. Nella giornata di oggi, 8 aprile, l’Alto rappresentante Kaja Kalals è in Arabia Saudita per incontrare, tra gli altri, il ministro degli Esteri saudita il principe Faisal bin Farhan Al Saud e il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo Jasem Al Budaiwi. Discuterà delle modalità per porre fine ai combattimenti e delle possibili vie d’uscita diplomatiche. «La diplomazia funziona meglio faccia a faccia», dichiarano da Bruxelles.
Nella serata di ieri, 7 aprile, uscendo dalle Ville Pontificie di Castel Gandolfo per far rientro in Vaticano anche Papa Leone era intervenuto sulla minaccia di Trump definendola «inaccettabile». Fermandosi con alcuni giornalisti, ha esordito: «Vorrei fare una beve dichiarazione, vorrei ripetere ciò che ho già detto, specialmente la Domenica di Pasqua, nel messaggio Urbi et Orbi, chiedendo la pace». In riferimento all’ultimatum lanciato dal leader Usa – «Un’intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile», erano state le parole di Trump -, ha aggiunto: «Questo veramente non è accettabile. Qui ci sono certamente questioni di diritto internazionale, ma c’è molto di più: c’è una questione morale per il bene del popolo». Quindi l’appello: «Vorrei invitare tutti a pensare, nel cuore, a tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani totalmente innocenti che sarebbero anche loro vittime di questa escalation, di questa guerra che è cominciata. Già dai primi giorni dicevamo: torniamo al dialogo, alle negoziazioni, cerchiamo come risolvere i problemi senza arrivare a questo punto. Invece siamo qui». E ancora: «Bisogna pregare tanto. Vorrei invitare tutti a pregare, ma anche a cercare come comunicare, forse con i congressisti, con le autorità, per dire dire che noi vogliamo la pace. Siamo un popolo che ama la pace, e c’è tanto bisogno di pace».
8 aprile 2026

