I 30 anni di “Villa Glori”, dalla paura all’amicizia

L’anniversario della struttura voluta da don Luigi Di Liegro celebrato il 1° dicembre, nella Giornata mondiale contro l’Aids, con il direttore della Caritas diocesana di Roma don Benoni Ambarus. La responsabile Fabiana Arrivi: «Anni di grande cambiamento»

Trent’anni all’insegna del cambiamento. A guardarla oggi la casa famiglia “Villa Glori” è una piccola isola di quiete che accoglie, assiste e cura persone affette da Hiv e Aids. La più giovane ha 40 anni, il più anziano 76. Persone come Pierpaolo, che felice urla: «Qui c’è la mia casa, la mia famiglia, la mia anima». O come Ciro, che da 25 anni vive nella casa in cima alla collinetta del parco romano. «Mio fratello mi chiama “gramigna” – racconta – perché come la pianta io sono attaccato alla vita». Oggi gli ospiti sono 28, interagiscono con il quartiere e accolgono scolaresche ma trent’anni fa non era così.

L’anniversario della casa famiglia è stato celebrato sabato 1° dicembre, in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids. A “Villa Glori” si sono ritrovati familiari, amici e volontari che in questi anni si sono alternati nella struttura. Il teatro è stato allestito dagli studenti del liceo Caravaggio, che con gli ospiti della casa hanno scelto e attaccato ai muri un collage delle fotografie più belle degli ultimi decenni. Anni di «grande cambiamento», li ha definiti la responsabile del centro Fabiana Arrivi. Quando nel dicembre 1988 l’allora direttore della Caritas diocesana di Roma don Luigi Di Liegro decise di aprire una casa nel quartiere Parioli per accompagnare le tante persone che morivano sole per strada dovette scontrarsi con la diffidenza e la paura dei residenti. La diffusione della malattia era agli inizi e tra la gente era esploso il panico. I cittadini diedero vita a una vera sommossa popolare. Furono organizzate manifestazioni, assemblee, petizioni, ricorsi al Tar e don Luigi, fondatore della Caritas diocesana, fu attaccato pesantemente.

Anni ricordati dal direttore della Caritas romana don Benoni Ambarus, che ha presieduto la Messa concelebrata da padre Angelo Vitali, missionario monfortano che aprì la casa insieme a don Luigi Di Liegro, dal parroco del Sacro Cuore Immacolato di Maria padre José Hernandez, dal cappellano militare dei carabinieri don Donato Palminteri e da padre Giampaolo Gasparini rettore a Sant’Angelo in Pescheria. «Se don Luigi avesse dato retta alla paura della gente oggi non avremmo tutto questo – ha affermato don Benoni -. Ha dimostrato che le difficoltà possono essere affrontate e superate. Bisognava combattere la malattia non le persone. Villa Glori è il simbolo della vitalità della Caritas». Padre Vitali ha ribadito di «non aver mai avuto paura dei malati»: era più urgente «aiutarli e accoglierli». Don Benoni ha rimarcato che «non bisogna mai associare l’elemosina alla carità, che è dignità e giustizia. Questo posto urla che le persone hanno bisogno di dignità e giustizia. L’elemosina fa sopravvivere ma non risorgere».

Il sacerdote ha ricordato che anche don Tonino Bello nell’omelia per la prima domenica di Avvento dell’epoca parlava di “Villa Glori” mettendo in evidenza che la Caritas romana stava realizzando qualcosa di «bellissimo sfidando tante paure, preoccupazioni e luoghi comuni». Oggi le ostilità, le aggressioni verbali e fisiche «hanno lasciato il posto all’amicizia – afferma Fabiana -. La bellezza dell’incontro tra ospiti e cittadini ha permesso che questi ultimi cambiassero atteggiamento. Si è aperto il cuore della gente. La conoscenza annienta ogni pregiudizio». Ma non è l’unico cambiamento avvenuto nella struttura immersa nel verde con altre due case famiglia: la “Don Orione” e “Don Luigi di Liegro”. Trent’anni fa non c’erano terapie e la casa famiglia nacque per «accompagnare le persone alla morte», ha proseguito Fabiana. Oggi invece se la malattia è diagnosticata in tempo, grazie a medicinali efficaci l’aspettativa di vita «è pari a quella di una persona sana».

Nelle villette ci sono stanze doppie e singole per i malati e laboratori di musicoterapia, arteterapia e danzaterapia. Una volta a settimana sono previsti gli incontri con gli studenti provenienti da vari istituti della Capitale che fanno l’esperienza di alternanza scuola-lavoro. Occasione per portare un messaggio anche alle famiglie. «A causa dei pregiudizi si parla ancora poco di Aids – conclude la responsabile del centro -. Questo è un ostacolo, perché l’informazione è fondamentale».

3 dicembre 2018