I giovani non leggono? «I professori imparino da Pasolini»

In occasione dell’iniziativa “Libriamoci, libera la lettura nelle scuole”, i consigli agli studenti dello scrittore Eraldo Affinati: da La Strada di McCarthy a Rosso Malpelo. «Fondamentale leggere ad alta voce»

«Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te». La lunga strada asfaltata corre verso sud. Un padre e un figlio la percorrono per sfuggire al freddo dell’inverno in un’America post apocalittica. Eraldo Affinati, scrittore e insegnate di letteratura alla Città dei Ragazzi, non ha dubbi sul libro da consigliare agli studenti che dal 29 al 31 ottobre parteciperanno a “Libriamoci”, le giornate di lettura nelle scuole organizzate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e da quello dell’Istruzione. È La strada di Cormac McCarthy, «un grande capolavoro – dice Affinati – leggibile anche da un adolescente, il quale si potrebbe identificare nel giovane protagonista in fuga col padre». A questo titolo, l’autore finalista del Premio Strega e del Campiello con Campo di Sangue, aggiunge i grandi classici: da Rosso Malpelo a Il richiamo della foresta, da Il vecchio e il mare a La metamorfosi di Kafka. Da mercoledì prossimo a venerdì, gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori, potranno leggere in classe un passo significativo del proprio libro preferito per poi nominare un compagno sfidandolo a fare altrettanto. Le letture potranno essere filmate e diffuse sui canali social con l’hashtag #Libriamoci.

 

Nella lista dei libri da lei proposta per questa iniziativa manca un genere molto amato non solo dagli adolescenti: il fantasy. In base alla sua esperienza, come cambiano e dove si dirigono i gusti letterari dei ragazzi?

Il fantasy non c’è bisogno di consigliarlo ai ragazzi perché lo scoprono da soli. Io credo che la scuola, oggi più di ieri, debba ripristinare una gerarchia di valori per evitare che tutto sia uguale a tutto. Uno può partire da qualsiasi posizione. L’importante è iniziare a leggere. Solo in un secondo tempo potremo scegliere i nostri scrittori preferiti.

Le statistiche Istat riportano che tra i giovani, i lettori più accaniti sono i 14enni. Dopo quell’età si legge sempre di meno, soprattutto tra i maschi.

Quelle statistiche purtroppo corrispondono al vero. È la crisi della cultura umanistica. Un tempo un avvocato aveva letto Balzac. I medici conoscevano Tolstoj. Oggi raramente accade. La scuola dovrebbe essere l’ultima resistenza etica, anche in questo senso, ma non possiamo caricare solo sulle sue gracili spalle tutto il peso.

Come leggono gli adolescenti di oggi, quali sono i loro problemi con la lettura?

Gli adolescenti leggono in modo diverso rispetto al passato: sono veloci, rapidi nei passaggi logici, magari meno costanti, più rapsodici. Poi però, se trovano un personaggio che suscita il loro interesse, possono tornare ad essere quello che erano un tempo. Manolin in attesa di Santiago nel Vecchio e il mare di Hemingway; i briganti con un occhio solo di Stevenson; i monelli di che giocano sulla sciara nei Malavoglia di Verga; certi squarci dell’Inferno dantesco. Ecco, queste pagine, se l’insegnante riesce ad appassionare i suoi studenti, funzionano ancora.

È sufficiente per accendere il desiderio della lettura nei ragazzi?

Bisogna scoprire una passione in ognuno di loro. Per farlo dobbiamo riuscire a comunicare la nostra. Certo è che il vero lettore si forma da solo. Non ha bisogno di niente. Ma per chi non possiede questa dote naturale, iniziative come “Libriamoci” possono essere utili.

E leggere ad alta voce come può aiutare in questo senso?

Leggere ad alta voce, soprattutto in aula, è fondamentale. Bisognerebbe tornare a fare gare di lettura fra studenti, come faceva Pier Paolo Pasolini al tempo delle sue supplenze. Questa è comunque una prima fase. Dopo il vero lettore diventa un uomo interiore e apprezza il silenzio che dilata l’emozione.

Se non leggono tanto, in compenso i ragazzi scrivono sempre di più, basti pensare all’utilizzo dei social. Tutto ciò ha un impatto sulla “loro” lingua, sul loro modo di esprimersi, pensare nel quotidiano?

L’impatto è forte. Il docente di lettere dovrebbe incanalare questa grande energia vitale, da una parte incoraggiando gli studenti a esprimersi liberamente, dall’altra disciplinando l’ardore e sistemando i gerghi.

È mai successo che uno dei suoi ragazzi le consigliasse un libro che non aveva letto e che ha trovato molto interessante?

Una volta un mio studente romano, che da bambino era cresciuto nei pressi di un palazzo occupato dagli immigrati dove avvennero episodi violenti, mi consigliò un reportage sui quei fatti che lui ben conosceva. Lo leggemmo insieme in classe. Fu un successo.

Rispetto alla sua esperienza d’insegnamento alla Città dei Ragazzi, c’è un momento legato alla lettura che ricorda con particolare affetto?

Stavamo leggendo Il richiamo della foresta di Jack London quando un mio studente afghano esclamò: io ho vissuto le stesse esperienze del cane Buck! In quel momento ho capito che avrebbe finito di leggere il libro da solo. Io avevo esaurito il mio compito.

24 ottobre 2014