Il Campidoglio e le nozze gay. Il prefetto Pecoraro: «Obbligato ad annullarle»

Trascrizione dal sindaco Marino 16 unioni omosessuali contratte all’estero. Il Forum famiglie Lazio: «Così si sgretola il tessuto sociale». Le reazioni della diocesi e della Conferenza dei vescovi: «Il rispetto delle persone sia salvaguardato senza prevaricare il dato della famiglia»

«Un sindaco che cerca il palcoscenico e i riflettori e, parafrasando quanto da lui detto, non sta “scrivendo il futuro” ma sgretolando il tessuto sociale». Parole di Emma Ciccarelli, presidente del Forum delle associazioni familiari del Lazio che riassume così il pensiero di coloro che sabato mattina, 18 ottobre, hanno protestato in Campidoglio contro il sindaco Ignazio Marino e la sua decisione di trascrivere nel registro delle unioni civili di Roma i matrimoni contratti all’estero da 16 coppie omosessuali. Trascrizioni che saranno annullate dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro che già nella serata di sabato ha chiesto al primo cittadino di cancellarle perché «contrarie al nostro ordinamento giuridico. Sono obbligato ad annullarle – dice Pecoraro -: c’è una chiara circolare del ministero dell’interno». E proprio il ministro Angelino Alfano ha dichiarato che «Marino ha solo firmato autografi».

Tutto si è svolto sabato mattina alle 11 nella Sala della Protomoteca. 16 coppie omosessuali, 11 formate da uomini e 5 da donne, si sono presentate insieme ad amici e parenti per veder trascritta la data della loro unione contratta precedentemente all’estero. Chi lo ha fatto in Spagna, chi in Canada, chi negli Stati Uniti, in Portogallo e in Francia. Molte erano accompagnate dai figli; tutte, dopo la trascrizione, hanno voluto una foto con il sindaco. Tanti i giornalisti presenti, anche stranieri, e ovviamente i rappresentanti dei circoli gay della città. Marino è stato accolto da una standing ovation e dopo aver dichiarato che «oggi è un giorno speciale, ma dobbiamo fare in modo che diventi un giorno normale», ha convocato le coppie e iniziato la trascrizione. Alla fine ha salutato tutti con una poesia di Pablo Neruda. Fuori, una piazza del Campidoglio vietata a tutti, romani e turisti, per via di uno schieramento di forze dell’ordine mai visto prima che ha impedito l’accesso a chi non era autorizzato. Solo in un secondo momento è stato permesso ad alcuni rappresentanti dei comitati pro famiglia di arrivare non oltre la statua del Marco Aurelio. Tra cori, striscioni che recitavano “Marino famigliofobico” e anche “Una finta trascrizione non cancella il disastro della tua amministrazione” si sono sfiorati momenti di tensione ma non ci sono stati incidenti.

«I primi ad essere presi in giro dal sindaco Marino sono proprio quelle 16 coppie omosessuali che oggi, in Campidoglio, si sono viste trascrivere la loro unione contratta all’estero. Una trascrizione illegale e senza valore» ha detto Luca Gramazio, capogruppo di Forza Italia alla Regione. «Rinnegando leggi e soprattutto la Costituzione Italiana, Marino ha compiuto solo un atto ideologico – ha dichiarato Angelo De Santis, dell’Associazione famiglie numerose -. Lui le famiglie le tartassa: ha tolto l’esenzione per il terzo figlio, ci sono madri che hanno lasciato il posto di lavoro perché costa meno stare a casa con la famiglia che lavorare». Parole di dissenso sono arrivate anche dal Comitato per le famiglie e da Lavinia Mennuni consigliere comunale che, con un blitz alla fine delle trascrizioni, ha consegnato a Marino un documento di dissenso e un libro sulla filosofia gender. «Denunceremo tutti gli atti fatti illegalmente dal Marino – ha detto – seguendo un esposto già presentato nei giorni scorsi. Chiediamo più attenzione ai cittadini e alle famiglie e contesteremo con migliaia di emendamenti la delibera sulle unioni civili che il Campidoglio sta portando avanti».

E dopo la reazione della diocesi di Roma, che ha anticipato con un comunicato l’editoriale di Roma Sette in edicola con Avvenire domenica 19 ottobre, è intervenuta la Conferenza episcopale italiana, che si è detta sorpresa della trascrizione «perché oltre a non essere in linea giuridicamente, suggerisce un’equivalenza tra il matrimonio e altre forme che ad esso vengono impropriamente collegate. Una presunzione arbitraria inaccettabile. L’augurio – continua la nota della Cei – è che il rispetto delle persone individuali sia sempre salvaguardato nelle loro legittime attese e bisogni senza mai prevaricare il dato della famiglia. La sua originalità non può essere diluita, se ci sta veramente a cuore il “bene comune” che è la differenza. Dei generi e delle generazioni. In una parola, se ci preme la famiglia».

20 ottobre 2014