Il long Covid: una minaccia anche per i bambini

Il punto con i pediatri del Gemelli, che rinnovano l’invito alla vaccinazione. Dal marzo 2020 160 i piccoli al pronto soccorso e 32 i ricoveri

La minaccia del long Covid e delle sue conseguenze a lungo termine, al momento imperscrutabili, tra i giovanissimi di oggi, futuri adulti di domani. Per i pediatri è questa, al momento, la preoccupazione che più inquieta, oltre ai contagi in crescita tra bambini e adolescenti. Ancora limitati al momento i dati sul carico imposto dal virus alla “popolazione pediatrica” e pochissimi gli studi sul long Covid in questa fascia d’età. Ne parlano gli esperti del Policlinico Gemelli, probando a smontare una delle fake news che circolano con più insistenza, vale a dire il fatto che i bambini non si ammalano di Covid-19 e che quindi per loro il virus non è un pericolo. «Purtroppo le cose non stanno esattamente così», affermano, rinnovando l’invito alla vaccinazione, anche in gravidanza e a partire dai 5 anni d’età.

«Dal marzo 2020 – ricorda Antonio Chiaretti, responsabile del Pronto soccorso pediatrico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, associato di Pediatria alla Cattolica di Roma – abbiamo valutato oltre 160 bambini con Covid pediatrico e per 32 di questi è stato necessario il ricovero». Finora, gli da eco Danilo Buonsenso, Uoc di Pediatria del Gemelli e docente di Pediatria alla Cattolica di Roma – abbiamo trattato più di una trentina di bambini con forme moderato-gravi di Covid-19 (8 con sindrome multi-infiammatoria sistemica). In collaborazione con i colleghi neonatologi e ostetrici che curano le donne con Covid-19 in gravidanza, stiamo seguendo circa 200 neonati da mamme con Covid-19, contratto in gravidanza o in atto al momento del parto, una decina dei quali si sono contagiati in età neonatale o perinatale». Ancora, «nell’ambulatorio di Post-Covid pediatrico stiamo seguendo 150 bambini, 55 dei quali con sintomi da long Covid, arrivati anche da fuori regione: 1 dalla Basilicata, 1 dalla Liguria, 2 dalla Lombardia».

Gli effetti del Covid-19, chiariscono gli esperti, non si limitano alla fase acuta dell’infezione; «i casi sintomatici potrebbero essere solo la punta dell’iceberg di quello che il Sars CoV-2 ha in serbo per i mesi e forse per gli anni dopo il contagio». Uno studio condotto dai pediatri del Gemelli e pubblicato lo scorso aprile ha coinvolto 129 ragazzi e bambini (età media 11 anni) con diagnosi di Covid-19, effettuata tra marzo e novembre 2020. I pediatri hanno intervistato, al telefono o in ambulatorio, i loro caregiver mediante questionario sviluppato dal Long Covid ISARIC Group, per valutare l’eventuale persistenza dei sintomi. Durante la fase acuta dell’infezione, il 25,6% dei bambini arruolati in questo studio era asintomatico, il 74,4% aveva presentato sintomi; 6 bambini avevano avuto bisogno di un ricovero e 3 di un ricovero in terapia intensiva. Tre piccoli hanno sviluppato la sindrome infiammatoria multisistemica (caratterizzata da febbre, segni di infiammazione sistemica fino alla tempesta citochinica, grave compromissione respiratoria e cardiaca, fino allo shock, vasculiti, aneurismi delle arterie coronariche; può colpire in modo grave anche reni, cervello, occhi, intestino) e due la miocardite. Il 41,8% dei positivi si è ripreso completamente dal Covid-19 ma il 35,7% mostrava persistenza di uno-due sintomi e il 22,5% di 3 o più sintomi.

Tra i sintomi di long Covid più frequenti, l’insonnia (18,6%), la persistenza di sintomi respiratori (compresi dolore e senso di costrizione toracica) nel 14,7%, la congestione nasale (12,4%), la fatigue (10,8%), dolori muscolari (10,1%) e alle articolazioni (6,9%) e difficoltà di concentrazione (10,1%). Questi sintomi sono risultati particolarmente frequenti tra i piccoli valutati a distanza di due mesi dalla diagnosi iniziale di Covid-19. In conclusione, oltre metà dei bambini presentava almeno un sintomo di long Covid a distanza di due mesi dall’infezione; e si tratta di sintomi e di durata coerenti con quanto osservato nel long Covid degli adulti. Un dato inaspettato: anche i bambini che avevano avuto una forma asintomatica di Covid-19 possono sviluppare sintomi cronici persistenti.

Per Piero Valentini, responsabile Uosd Malattie infettive pediatriche del Gemelli e ricercatore di Pediatria della Cattolica di Roma, «questo studio accende i riflettori su una popolazione discretamente sottovalutata durante la pandemia e che dovrebbe indurre a una profonda riflessione, anche in merito alla decisione di vaccinare i bambini piccoli e piccolissimi». L’infanzia, riflette Buonsenso, è «un periodo fondamentale e delicato nella vita di una persona, critico per lo sviluppo e l’acquisizione di competenze sociali, comportamentali ed educative. E le misure restrittive messe in atto per contrastare la pandemia hanno avuto un impatto negativo significato sulla salute mentale dei più piccoli – aggiunge -. La prova che il long Covid possa avere un impatto a lungo termine anche sulla salute dei bambini inoltre, compresi quelli che hanno avuto infezioni pauci o asintomatiche, deve rappresentare una chiamata all’azione per tutti i pediatri, gli esperti di salute mentale e i decisori politici perché pongano in essere tutte le misure volte a ridurre l’impatto della pandemia sulla salute dei bambini».

L’unico modo per proteggere i più piccoli, concludono gli esperti, è la vaccinazione, sia quella in gravidanza, che quella in età pediatrica, appena estesa alla fascia 5-11 anni. «È un controsenso – concludono dal Gemelli – rifiutare questo strumento salvavita in un momento in cui nel mondo tutti si battono cioè per l’equità vaccinale, per offrire questo prezioso strumento anche ai Paesi in via di sviluppo. Come ha più volte ribadito Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) “Nessuno è al sicuro, finché tutti non saranno al sicuro”». Nelle parole di Giuseppe Zampino, direttore Uoc di Pediatria del Gemelli e associato di Pediatria alla Cattolica di Roma, «dovremmo cominciare a dare il buon esempio noi, che abbiamo la fortuna di essere nati in un Paese tra quelli “privilegiati”. E ringraziare per avere a disposizione gratuitamente questo eccezionale strumento di vita che è il vaccino».

15 dicembre 2021