Il Papa: contro le idolatrie, la grazia dell’Eucaristia

La Messa nella solennità del Corpus Domini a San Giovanni in Laterano, poi la processione fino a Santa Maria Maggiore. «Sangue dei martiri pegno di pace»

La Messa celebrata nella solennità del Corpus Domini a San Giovanni in Laterano prima della processione fino a Santa Maria Maggiore. «Sangue dei martiri pegno di pace»

Lasciarsi «intaccare dalle idolatrie» è il vero pericolo del nostro tempo: idolatrie come «l’apparire, il consumare, l’io al centro di tutto; l’essere competitivi, l’arroganza come atteggiamento vincente, il non dover mai ammettere di avere sbagliato o di avere bisogno. Tutto questo ci svilisce, ci rende cristiani mediocri, tiepidi, insipidi». È il monito rivolto dal Papa nell’omelia della Messa celebrata ieri sera, giovedì 4 giugno, solennità del Corpus Domini, sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano, prima della tradizionale processione fino a Santa Maria Maggiore. Accanto al monito, però, l’invito di Francesco ad accostarsi all’Eucaristia, «”viatico” ricolmo di grazia» offerto ai discepoli «per il loro cammino lungo la storia, per estendere a tutti il regno di Dio».

Un pensiero particolare, tra questi, ai «tanti nostri fratelli e sorelle che non hanno la libertà di esprimere la loro fede nel Signore Gesù. Sentiamoci uniti a loro – dice Francesco -: cantiamo con loro, lodiamo con loro, adoriamo con loro. E veneriamo nel nostro cuore quei fratelli e sorelle ai quali è stato chiesto il sacrificio della vita per fedeltà a Cristo: il loro sangue, unito a quello del Signore, sia pegno di pace e di riconciliazione per il mondo intero».

Partendo con la sua riflessione dal testo della seconda lettura dell’Ufficio delle Letture, il Papa ribadisce il valore dell’unità che deriva dall’Eucaristia. «Noi ci disgreghiamo quando non siamo docili alla Parola del Signore, quando non viviamo la fraternità tra di noi, quando gareggiamo per occupare i primi posti, quando non troviamo il coraggio di testimoniare la carità, quando non siamo capaci di offrire speranza. L’Eucaristia ci permette di non disgregarci perché è vincolo di comunione, è compimento dell’Alleanza, segno vivente dell’amore di Cristo che si è umiliato e annientato perché noi rimanessimo uniti».

Nel partecipare all’Eucaristia, prosegue Francesco, «siamo inseriti in un cammino che non ammette divisioni. Il Cristo presente in mezzo a noi, nel segno del pane e del vino, esige che la forza dell’amore superi ogni lacerazione, e al tempo stesso che diventi comunione con il povero, sostegno per il debole, attenzione fraterna a quanti fanno fatica a sostenere il peso della vita quotidiana». Di qui l’esortazione ad abbeverarsi alla fonte di Gesù, «per essere preservati dal rischio della corruzione. Sperimenteremo la grazia di una trasformazione: noi – afferma il Papa – rimarremo sempre poveri peccatori, ma il Sangue di Cristo ci libererà dai nostri peccati e ci restituirà la nostra dignità. Senza nostro merito, con sincera umiltà, potremo portare ai fratelli l’amore del nostro Signore e Salvatore. Saremo i suoi occhi che vanno in cerca di Zaccheo e della Maddalena; saremo la sua mano che soccorre i malati nel corpo e nello spirito; saremo il suo cuore che ama i bisognosi di riconciliazione e di comprensione». L’Eucaristia, sottolinea ancora Francesco, «non è premio per i buoni, ma forza per i peccatori»

«La processione che faremo al termine della Messa – conclude il Papa – possa esprimere la nostra riconoscenza per tutto il cammino che Dio ci ha fatto percorrere attraverso il deserto delle nostre povertà, per farci uscire dalla condizione servile, nutrendoci del suo Amore». Parole concretizzate poco dopo con la grande partecipazione di fedeli al corteo che, attraverso via Merulana, tra canti e preghiere, si snoda fino alla basilica di Santa Maria Maggiore. Il cardinale Vallini segue il veicolo attrezzato con l’ostensorio, mentre il Papa raggiunge in auto, come lo scorso anno, la basilica Liberiana per l’adorazione conclusiva e la benedizione eucaristica dal sagrato.

5 giugno 2015