Il Papa in Campidoglio, segno dell’amore per Roma

La visita il 26 marzo, in un momento particolarmente dedicato per l’amministrazione capitolina, dieci anni dopo la visita di Benedetto XVI a Palazzo Senatorio, il 9 marzo 2009

A distanza di dieci anni esatti un Pontefice torna in Campidoglio. Papa Francesco si recherà domani, martedì 26 marzo, a Palazzo Senatorio per incontrare l’amministrazione capitolina guidata da Virginia Raggi, in un momento particolarmente delicato: prima, l’arresto, con l’accusa di corruzione, del presidente dell’assemblea, Marcello De Vito, che avrebbe dovuto tenere anche un discorso a nome dei consiglieri nell’Aula Giulio Cesare; poi, l’iscrizione nel registro degli indagati, con la stessa accusa, dell’assessore Frongia, che ha rimesso le deleghe. La visita del Santo Padre suggella in maniera plastica la grande attenzione che il Vescovo di Roma ha per la Città eterna. A sei anni dalla sua elezione è vivido il ricordo della prima apparizione di Francesco dalla loggia di San Pietro e del breve discorso intriso di “romanità” con cui si rivolse ai fedeli presenti in piazza. Non fu che la prima di tante circostanze in cui il Papa ha sottolineato non solo il legame con la comunità cristiana di Roma ma anche con il tessuto civile della Capitale.

Al di là delle udienze concesse agli amministratori in occasione del tradizionale scambio di auguri di inizio anno, Francesco ha fatto spesso riferimento a situazioni concrete che riguardano la vita della città. In particolare, ha riservato spesso un ruolo di primissimo piano a Roma nell’omelia del Te Deum di fine anno e nell’atto di venerazione all’Immacolata Concezione dell’8 dicembre. Il 31 dicembre 2014, ad esempio, si soffermò sul «grande dono» e sulla «grande responsabilità» che rappresenta «il vivere a Roma». Erano di poche settimane prima gli arresti legati all’inchiesta “Mondo di mezzo”. «Senz’altro le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale – disse il Papa -– come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale, dove i poveri, i deboli e gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano. È necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli!».

Parole rivolte a tutti, certamente, ma che rappresentano un faro per chi è chiamato a occuparsi della “cosa pubblica”. Oppure l’ultimo omaggio alla Vergine in piazza di Spagna, lo scorso 8
dicembre, quando il Santo Padre disse, nella sua preghiera alla Madonna: «Penso anche a una grazia ordinaria che fai alla gente che vive a Roma: quella di affrontare con pazienza i disagi della vita quotidiana. Ma per questo ti chiediamo la forza di non rassegnarci, anzi, di fare ogni giorno ciascuno la propria parte per migliorare le cose, perché la cura di ognuno renda Roma più bella e vivibile per tutti; perché il dovere ben fatto da ognuno assicuri i diritti di tutti. E pensando al bene comune di questa città, ti preghiamo per coloro che rivestono ruoli di maggiore responsabilità: ottieni per loro saggezza, lungimiranza, spirito di servizio e di collaborazione».

Tra i predecessori di Francesco, il primo a recarsi in Campidoglio dopo la fine del potere temporale dei Papi fu san Paolo VI, accolto dal sindaco Dc Amerigo Petrucci il 16 aprile 1966. L’ultimo pontefice che vi aveva messo piede era stato, un secolo prima, il beato Pio IX ma in circostanze ben diverse, come ricordò lo stesso Montini, che ribadì come non ci fosse per il potere temporale «alcun rimpianto né alcuna nostalgia né tanto meno alcuna segreta velleità rivendicatrice». La visita di san Giovanni Paolo II avvenne il 15 gennaio 1998, sindaco Francesco Rutelli. Il Papa polacco, alla vigilia del Grande Giubileo del 2000, con commozione nell’Aula Giulio Cesare richiamò Roma ad essere «all’altezza del glorioso passato» e poi salutò i romani sulla piazza disegnata da Michelangelo. L’ultimo a recarsi a Palazzo Senatorio fu Benedetto XVI il 9 marzo 2009, quando era sindaco Gianni Alemanno. All’inizio della grande crisi innescata dal fallimento della Lehman Brothers, pochi mesi prima, il pontefice invitò alla collaborazione per aiutare chi si era trovato in condizioni di povertà e invitò Roma a «riappropriarsi della sua anima più profonda, delle sue radici civili e cristiane, se vuole farsi promotrice di un nuovo umanesimo che ponga al centro la questione dell’uomo riconosciuto nella sua piena realtà».

Francesco arriverà in Campidoglio alle 10.30. Ad accoglierlo sarà il sindaco di Roma Virginia Raggi; con lei si affaccerà dal balcone sui Fori e avrà un colloquio privato. Dopo gli incontri con assessori, dirigenti, presidenti dei gruppi e dei municipi e la firma del Libro d’Oro capitolino, il Papa sarà accolto alle 11.30 nell’Aula Giulio Cesare dove si terranno i discorsi ufficiali, il saluto dei consiglieri e lo scambio di doni. Nell’occasione Raggi annuncerà l’istituzione di una borsa di studio e l’intitolazione della Sala della Piccola Protomoteca alla Laudato si’, l’enciclica di Francesco. Prima di congedarsi, il Papa si affaccerà dalla loggia del Palazzo Senatorio per salutare i romani presenti in piazza e incontrerà una rappresentanza dei dipendenti capitolini con le famiglie.

25 marzo 2019