Il Papa invita alla prudenza di fronte alla pandemia

La preghiera durante la Messa del 28 aprile a Casa Santa Marta. Don Maffeis, sottosegretario Cei: richiamo salutare di un “padre”

«In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni». Lo ha detto Papa Francesco nell’introduzione della Messa presieduta a Casa Santa Marta il 28 aprile, nel martedì della III settimana di Pasqua. Un nuovo segno di attenzione di fronte alla pandemia che interessa tutto il mondo.

Coronavirus, Intervista di tv2000 a Don Ivan Maffeis, 28 aprile 2020Un «richiamo salutare» lo ha definito don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei, poche ore dopo in un’intervista a Tv2000, parlando di «un campanello prezioso a non dismettere un comportamento responsabile. È il richiamo di un padre che dice “attenzione non siamo fuori dal tunnel”». Maffeis si sofferma sulla «collaborazione continuativa, cordiale e fruttuosa» portata avanti dalla Cei in queste settimane, collaborazione «che ha portato ad affrontare insieme una pandemia che ha colto tutti di sorpresa. Eravamo tutti spiazzati da quello che stava succedendo, oggi ne siamo molto più consapevoli. Il rapporto con il Governo ha conosciuto dei momenti di tensione, soprattutto negli ultimi giorni». Il riferimento è a quella che definisce «una nota dai toni molto duri» pubblicata dalla Cei nella serata di domenica 26 aprile subito dopo l’annuncio del premier Conte di confermare la sospensione della celebrazione delle Messe alla presenza di fedeli anche dopo il 3 maggio, dando la possibilità di celebrare soltanto i funerali con la presenza di 15 persone al massimo. Maffeis ha sottolineato che «sarebbe grave se all’interno della Chiesa, pur con sensibilità diverse, fossimo con papa Francesco su due linee diverse. Soprattutto se le due linee sono quelle del Papa e dei vescovi. Ieri e oggi – ha precisato Maffeis – sono state due giornate di confronto autentico sia con il Ministero che con la Presidenza del Consiglio».

«Stiamo uscendo da un inverno molto rigido – ha proseguito don Maffeis a Tv2000 -. Un Paese che in queste lunghe settimane è stato in ginocchio ha il desiderio e la pretesa di mettersi in piedi in ogni ambito della vita. Come Chiesa c’è il desiderio di ritornare ad una vita comunitaria, celebrata insieme. La data di lunedì (4 maggio) è quella relativa ai funerali. Si tornerà a fare un passo avanti significativo in un ambito che purtroppo in queste ultime settimane ha visto tante persone morire senza il conforto di un famigliare, di un affetto. È un primo passaggio significativo che abbiamo chiesto con forza. Lunedì torniamo a riappropriarci di un segno importante per noi credenti. Accanto a questo l’attesa è che si possa tornare a quella vita comunitaria che è fatta di celebrazioni, incontri intorno ad un altare a dei sacramenti vissuti con tutto il popolo di Dio. Questo non vuol dire “liberi tutti”. Dobbiamo entrare in una fase transitoria ed entrarci insieme con grande responsabilità».

Di tono analogo le dichiarazioni rilasciate all’agenzia Adnkronos. Maffeis ha anche spiegato che la Chiesa italiana non ha alcuna volontà «di strappare col governo, né di fare fughe in avanti ». L’intenzione è invece «quella di andare avanti col dialogo costruttivo». E in questo senso «il richiamo del Papa alla prudenza e alla saggezza – ha rimarcato il sottosegretario della Cei – è davvero la cifra che ci serve per contemperare due esigenze che non possono essere contrapposte», perché «la salute di tutti non può essere sottovalutata». E «sottovalutare le indicazioni dell’autorità sanitaria significherebbe di fatto irresponsabilità che nessun cittadino può permettersi, sarebbe come calpestare i tanti morti, medici, infermieri, gli stessi sacerdoti e quanti, in una forma o nell’altra, si sono esposti per curare i malati di coronavirus compromettendo la loro stessa salute». Con «una sottovalutazione che sarebbe una irresponsabilità non scusabile». Il portavoce della Cei ha detto ancora: «Bisogna ricordarsi che non siamo fuori dall’emergenza». Infatti «il percorso che abbiamo davanti deve per forza prevedere una fase transitoria nella quale tornare gradualmente al lavoro, alle attività quotidiane e alla vita ecclesiale». E quindi «come Chiesa non possiamo in alcun modo giustificare fughe in avanti».

Nella giornata di lunedì, sul tema delle celebrazioni liturgiche ancora sospese, si era espresso anche il presidente della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), Mauro Ungaro. «Guardiamo con attesa all’apertura prospettata dal Presidente del Consiglio e confidiamo che il confronto possa portare in breve tempo a soluzioni che salvaguardino la necessaria prevenzione sanitaria ma tutelino parimenti il diritto costituzionale dei cittadini italiani a vivere la dimensione sacramentale della propria fede».

29 aprile 2020