Il Papa: «L’incontro, obiettivo da perseguire per uscire dalla logica della guerra»

Il messaggio inviato ai partecipanti al XII Festival della dottrina sociale, a Verona. Il presidente Mattarella: «La cooperazione tra i popoli, strumento per costruire la pace»

“Costruire la fiducia. La passione dell’incontro”. Questo il tema che fa da filo conduttore al XII Festival della dottrina sociale che si è aperto ieri sera, 24 novembre, al Palaexpo Verona Fiere. Un appuntamento «diventato punto di riferimento per quanti credono che il bene comune non sia una semplice possibilità, ma il cemento su cui edificare una società giusta, vera e bella», osserva Papa Francesco nel messaggio inviato ai partecipanti, letto all’inizio dei lavori. Ancora di più in «una stagione di grandi conflittualità che sembrano negare quell’atteggiamento di affidamento verso gli altri, sostenuto da un sentimento di sicurezza e tranquillità – è l’analisi del pontefice -. Pensiamo ai tanti conflitti in corso nel mondo intero – siamo nella terza guerra mondiale! – e alle povertà conseguenti, alle sofferenze, alle vittime innocenti, al futuro negato ai bambini». Uno scenario «cupo», lo definisce, «che richiede un intervento deciso con un’opera riparatrice».

Guardando al tema dell’appuntamento, Bergoglio si sofferma sul verbo “costruire”. «Viene alla mente la grande capacità progettuale, tipica degli artigiani, di riuscire a vedere la bellezza già nella materia grezza – commenta -. Ecco, allora, indicato già un impegno concreto: essere artigiani di fiducia! Occorre, però, fare molta attenzione: non si costruisce con casualità, ma secondo un progetto ben preciso», è il monito. Si tratta di «fare ordine nelle idee, nelle iniziative, negli slanci appassionati, rispettando il tempo perché tutto si realizzi e i tempi di ciascuna persona. Solo così la costruzione realizzata potrà reggere ai marosi della storia. E il cartello della fiducia – sono ancora le parole di Francesco – rappresenterà l’indicazione necessaria per tenere salda l’intera struttura. Fiducia in se stessi e negli altri. Ma ancora prima fiducia in Dio».

La fiducia infatti «non può esistere senza l’altro. Solo se siamo disposti a conoscerlo, a confrontarci, a vedere in lui il volto di Cristo, a condividere le sue gioie e le sue sofferenze possiamo confidare in lui. L’incontro sta dunque alla base della fiducia e la passione è quella scintilla che scalda i cuori e fa aprire le braccia all’altro». Proprio per questo, l’incontro, che è alla base delle riflessioni che scandiranno le giornate di Verona, «deve diventare il nostro desiderio più grande, il nostro obiettivo da perseguire con tenacia». Il motivo, Francesco lo evidenzia citando la Fratelli tutti: «Un essere umano è fatto in modo tale che non si realizza, non si sviluppa e non può trovare la propria pienezza “se non attraverso un dono sincero di sé”.  È questa la dimensione che ci permette di trasformare l’egoismo in fratellanza, l’indifferenza in passione, le spade in aratri e le lance in falci. È questa la strada per uscire dalla logica della guerra che vede nell’altro il nemico, la minaccia, l’usurpatore e per disegnare strade possibili di pace». Quindi l’invito rivolto a ciascuno dei partecipanti a «promuovere e alimentare, ciascuno nel proprio ambito, una cultura dell’incontro e della fiducia, sull’esempio di don Adriano Vincenzi che, con passione, ha ideato e iniziato il cammino di questo importante Festival».

Ai partecipanti al Festival ha fatto arrivare il suo messaggio anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che parte dall’attualità della guerra per ribadire che “costruire la fiducia” è una «questione di particolare rilievo anche sul terreno delle relazioni internazionali. Abbiamo toccato con mano – aggiunge -, in questi mesi difficili segnati dall’aggressione della Russia all’Ucraina, quanto sia imprescindibile “costruire fiducia” per restituire speranza all’umanità, evitando isolamenti ed emarginazioni». Per il capo dello Stato, sta qui «il senso di essere una comunità nell’ambito della quale dialogo e verità non siano antitesi bensì elementi che, nel reciproco rispetto delle opinioni, si orientano al bene comune. Rispetto e riconoscimento dell’altro». Lo stile indicato è quello del confronto che, «anche se a volte aspro, non può essere mai indifferente alle ragioni dell’altro. È il sale della vita democratica del nostro Paese, è il veicolo del progresso». Va in questa direzione, per Mattarella, anche «lo sforzo di elaborazione che caratterizza le vostre giornate», che costituisce «un apporto prezioso alla costruzione di relazioni più autentiche e feconde tra le persone e i popoli. Non dobbiamo, infatti, arrenderci – è l’esortazione -: il percorso è faticoso, ma la cooperazione tra popoli e nazioni resta lo strumento per evitare e risolvere i conflitti e costruire la pace».

25 novembre 2022