Il sostegno del Cor al cardinale Krajewski

La nota del Centro oratori romani: «L’esempio di questo pastore smuove le nostre coscienze di catechisti. Nel palazzo decine di piccoli in condizioni disumane»

«Il gesto di padre Konrad, nella sua disperazione, non può lasciarci indifferenti: l’esempio di questo pastore smuove le nostre coscienze di catechisti». Dal Centro oratori romani (Cor) usano queste parole per esprimere sostegno all’elemosiniere pontificio il cardinale Konrad Krajewski dopo le polemiche nate dalla sua scelta di riallacciare personalmente la corrente allo stabile occupato di via Santa Croce in Gerusalemme.

«Conosciamo un po’ la realtà di questo palazzo occupato: alcuni bambini negli ultimi anni hanno frequentato l’oratorio estivo della parrocchia Santa Croce in Gerusalemme: esperienza non senza difficoltà ma che almeno nell’intenzione – si legge nella nota del Cor – aveva i presupposti dell’incontro e dell’accoglienza; di restituire a questi piccoli un frammento del loro diritto a essere bambini come tutti gli altri». Questa intenzionalità «muove il nostro cuore anche in queste ore», perché l’oratorio, affermano i responsabili dell’associazione fondata nel secondo dopoguerra da Arnaldo Canepa, «realizza la sua vocazione solo se si fa presente dove il più piccolo è solo, inascoltato, disistimato. E in quel palazzo occupato ce ne sono decine di bambini e ragazzi, che vivono in condizioni disumane. Chi ha a cuore i fanciulli, la loro salvaguardia e il loro futuro, non può ignorare alcuni di questi che non hanno niente; per la verità moltissimi anche nella nostra città di Roma».

Così, si legge ancora nel testo, «se non possiamo essere fisicamente lì in quel palazzo occupato – ci mancano ancora le possibilità o forse il coraggio – almeno idealmente siamo là, con quelle decine di bambini: a giocare con loro, a dire una parola buona, a dare loro una speranza; a educarli ad essere “onesti cittadini”, come ci insegna don Bosco, ma anche, come scrive don Milani, “da un lato a formare in loro il senso della legalità, dall’altro la volontà di leggi migliori”». Un gesto «squilibrato», quello dell’elemosiniere Krajewski, «lo definirebbe Papa Francesco»; un gesto che «ci rende meno sordi al grido di quei bambini e ci provoca a vivere il Vangelo di Gesù nella radicalità di cui finora non siamo stati capaci».

14 Maggio 2019