“Il vizio della speranza”, quando il bene si sforza di non essere sopraffatto dal male

A San Tommaso Moro nuovo appuntamento con il Cineforum, con il regista Edoardo De Angelis e il produttore Pierpaolo Verga. Il parroco don Celli: «Film che lascia aperta la porta a una risposta culturale rappresentata dalla speranza cristiana»

La città di Castel Volturno, con i suoi contesti di «estremo degrado», e la sua “Maria”, che ha il volto dell’attrice Pina Turco, premiata come migliore attrice al Tokyo International Film Festival. Sullo sfondo, un’idea di maternità come strumento di redenzione e libertà. Sono le coordinate del film “Il vizio della speranza”, vincitore del Premio del Pubblico alla Festa del Cinema di Roma, del quale si è parlato ieri sera, 22 gennaio, al Cineforum della parrocchia di San Tommaso Moro, insieme al regista Edoardo De Angelis – miglior regista al Tokyo International Film Festival – e al produttore Pierpaolo Verga. Insieme al parroco don Andrea Celli, regista e produttore hanno risposto alle domande di un pubblico giovane, attento, partecipe che ha apprezzato molto una pellicola intensa, dai tratti forti, «basica ed essenziale – l’ha definita il produttore -, con valenze filosofiche estremamente alte».

Edoardo De Angelis registaAl centro, il tema di fondo del film: quello di un bene che, pure in un contesto difficile, si sforza di non essere sopraffatto dal male che lo circonda, facendo leva su di un concetto di maternità che il regista affronta sotto diversi aspetti, anche estremizzandolo attraverso il tema dell’utero. De Angelis ha definito la questione della maternità «onnipresente» nel film – «come già il nome della protagonista lascia presagire» -, anche se è solo uno dei temi che interrogano e stimolano la coscienza. L’eterna lotta tra il bene e il male, la mancanza di alternative per i personaggi raccontati, l’importanza di andare incontro all’altro in qualsiasi condizione sia. E ancora, la presenza di una scintilla di bene anche nei personaggi più negativi, il male così strutturato e suadente tanto da dare sicurezza. È lungo l’elenco degli spunti di riflessione proposti dalla pellicola di De Angelis, «con chiarezza e forza narrativa». “Il vizio della speranza“, ha affermano concludendo il dibattito don Andrea Celli, «è un film crudo ma con tratti di grande tenerezza, che, al contrario di altre pellicole che si fermano a una rappresentazione disperata e disperante della realtà e a un orizzonte piatto e senza slanci, lascia aperta la porta a una risposta culturale rappresentata dalla speranza cristiana. E questa diventa innanzitutto strumento per combattere l’ignoranza, spesso precondizione del male».

23 gennaio 2019