Immigrazione e condizione femminile: ripartire dall’«umanità»

Presentati il XXIX Rapporto immigrazione Caritas – Migrantes e il IX dossier Indifesa di Terre des hommes, in vista della Giornata delle bambine e delle ragazze

Dal binomio “conoscere-comprendere”, con il primo verbo da intendere e riconoscere come funzionale al secondo, si dipanano le riflessioni che accompagnano i numeri del XXIX Rapporto immigrazione curato da Caritas italiana e Fondazione Migrantes, presentato ieri, 8 ottobre, al Centro Congressi Auditorium Aurelia. La coppia verbale è «una delle sei proposte dal Santo Padre nel suo messaggio per la 106ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, celebrata pochi giorni fa», ha osservato nel suo saluto il segretario generale della Cei Stefano Russo. In particolare, riconoscendo nel Rapporto «una narrazione di storie, non una raccolta di dati», il presule ha ammonito: «Non sarebbe possibile realizzare un’efficace accoglienza dei migranti né, tantomeno, la loro protezione, promozione e integrazione, se si curassero solo gli aspetti economici o lavorativi, ignorando le dimensioni antropologiche, sociali e relazionali». Ancora, Russo ha evidenziato come «non si darebbe una risposta adeguata – vale a dire integrale – ai bisogni di ogni persona se si ricercasse esclusivamente una soluzione ai problemi abitativi o alimentari, senza prestare un’eguale attenzione agli aspetti culturali e religiosi, che costituiscono dimensioni essenziali nella vita di ogni persona». Quindi, il monito finale: «Qualsiasi concezione di accoglienza che la concepisse soltanto come impegno materiale sarebbe una pericolosa riduzione», specie considerando come e quanto «la pandemia ha precarizzato ancora di più la condizione di tanti migranti e di tanti italiani». Per questo, «oggi più che mai sono necessarie risposte immediate che mettano al centro l’umanità che ci unisce», ha ribadito Russo, che nel corso del suo intervento ha citato anche alcuni passaggi sull’immigrazione contenuti nell’ultima enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti”.

Stanislao Di Piazza, senatore e sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle politiche sociali con delega all’immigrazione e alle politiche di integrazione, ha affermato che «l’immigrazione è un banco di prova per la politica» e che «al bene comune mirano le politiche e i percorsi di integrazione», per i quali «c’è bisogno di nuove visioni: non solo politiche nazionali di governo ma anche indirizzi chiari per il rispetto dei diritti dell’uomo, nonché un accesso al welfare e alla cittadinanza, con particolare attenzione ai giovani di seconda generazione». Ha guardato invece alle «terze generazioni di cittadini stranieri o di origine straniera, che intendono piangere i loro cari in Italia, rappresentando in questo una sfida per molti Comuni», Simone Varisco, storico e ricercatore della Fondazione Migrantes. Analizzando uno degli aspetti approfonditi nel Rapporto, ossia quello relativo alla religione professata dagli stranieri immigrati, l’esperto ha riferito che «al primo gennaio 2020, la maggioranza degli stranieri era di religione cristiana, per lo più ortodossi», segnalando 3 milioni di fedeli, in aumento rispetto all’anno precedente.

Da parte sua, Manuela De Marco, dell’Ufficio politiche migratorie e protezione internazionale di Caritas italiana, ha sottolineato che «la formazione è la prima chiave per alzare il livello complessivo di tutti, non solo degli stranieri, anche degli italiani», aggiungendo che «come Paese dobbiamo investire di più sulla professionalizzazione: lavoro e istruzione sono le sfide dei prossimi anni». In particolare, l’esperta si è soffermata sul tema della disoccupazione femminile, riferendo di «un basso tasso di professionalizzazione presente specialmente fra alcune nazionalità come la pachistana e la bengalese, in cui arriva al 90%», spesso dovuto ad «un forte gap di conoscenza della lingua italiana, un punto su cui invertire la rotta», ha ammonito.

A “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo” è dedicato anche il IX dossier “Indifesa”, presentato dall’organizzazione Terre des hommes alla Biblioteca Casanatense, nei pressi di Santa Maria sopra Minerva, sempre nella mattina di ieri, 8 ottobre, in vista della Giornata mondiale delle bambine e delle ragazze, che ricorre domenica 11 ottobre. In particolare il documento evidenzia come la pandemia di Covid-19 sta avendo un grave impatto sulle fasce più vulnerabili della popolazione mondiale: è infatti aumentato «il rischio di essere sottoposte a mutilazioni genitali femminili, matrimoni e gravidanze precoci a causa della chiusura delle scuole e della riduzione dei fondi destinati a porre fine a queste pratiche», si legge nel report. Allarmanti le stime: la tendenza attuale vede ogni anno 12 milioni di ragazze sotto i 18 anni costrette a sposarsi, spesso con uomini molto più grandi di loro, ma si teme che in questo clima di insicurezza economica nel prossimo decennio la cifra possa crescere, con un incremento di altri 13 milioni di spose bambine.

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2019, rispetto all’anno precedente è diminuito dell’ 1% il numero globale di minori vittime di reato: da 5.990 a 5.930, il 60,5% delle quali bambine e ragazze. Se però si considera il decennio 2009-2019, si rileva un aumento del 41% di questi reati, arrivando a un +333% nel numero delle vittime di pornografia minorile (+26% rispetto al 2018), il 74,5% delle quali bambine. Alla luce di questi dati, Federica Giannotta, responsabile advocacy di Terre des hommes, ha sostenuto che «l’Italia deve ancora investire molto e su fronti diversi per potersi avvicinare al quinto obiettivo di sviluppo sostenibile, cioè raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze» mentre per il ministro per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti «è tempo di scelte coraggiose perché le bambine e le ragazze possano crescere e costruire un futuro all’altezza dei loro sogni».

9 ottobre 2020