Nei primi 9 mesi del 2019 in Afghanistan ogni giorno sono stati uccisi o mutilati in media 9 bambini: un incremento dell’11% rispetto allo stesso periodo nel 2018, principalmente a causa di un’impennata di attentati suicidi e combattimenti a terra tra forze pro e antigovernative. Lo segnala il nuovo rapporto presentato dall’Unicef nella giornata di ieri, 17 dicembre, dal titolo “Preservare la speranza in Afghanistan”. Al centro dell’indagine, il conflitto nel Paese, che dura da 40 anni, e il suoi impatto sui bambini.

Tra il 2009 e il 2018 si contano circa 6.500 bambini uccisi e altri 15mila rimasti feriti, «concorrendo a rendere l’Afghanistan la zona di guerra più letale al mondo nel 2018», si legge nel rapporto. «I giovani afghani devono sapere che le loro prospettive lavorative vanno ben oltre l’unirsi a un gruppo armato o lasciare il Paese per trovare fortuna altrove – commenta Aboubacar Kampo, rappresentante Unicef in Afghanistan -. Con il giusto supporto, possono iniziare a liberarsi dal ciclo di violenza e sottosviluppo e creare un futuro migliore per loro stessi e per l’Afghanistan».

Attraverso il lavoro con i suoi partner, l’Unicef fornisce cure a 277mila bambini gravemente malnutriti, ma «il programma deve essere ampliato per raggiungere altri 300mila bambini che hanno bisogno di assistenza». Dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia quindi ancora una denuncia: «Solo il 64% della popolazione ha accesso ad acqua potabile, protetta da contaminazioni esterne». Da ultimo, l’invito a tutte le parti in conflitto a «rispettare i loro obblighi secondo il diritto internazionale umanitario e i diritti umani, che richiedono loro di proteggere i bambini, porre fine ad attacchi contro scuole e centri sanitari e permettere l’accesso all’assistenza umanitaria».

18 dicembre 2019