Inaugurato l’ambulatorio di strada “San Francesco”

Una struttura a disposizione dei poveri e degli ex detenuti di Regina Coeli; è stata realizzata grazie a Voreco e alla onlus Medicina Solidale

Una struttura a disposizione dei poveri e degli ex detenuti di Regina Coeli; è stata realizzata grazie a Voreco e alla onlus Medicina Solidale

Nasce per i poveri e gli ex detenuti del carcere Regina Coeli un ambulatorio di strada dedicato a San Francesco. Inaugurata sabato 19 dicembre alla presenza del vescovo Paolo Lojudice e di monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio per la pastorale delle migrazioni della diocesi di Roma, la struttura si prenderà cura delle persone più fragili che gravitano nel centro storico della capitale, «paradossalmente – così padre Vittorio Trani, cappellano da 25 anni al carcere romano -, la vera periferia di cui parla il Papa». Un segno concreto, dunque, «per celebrare il Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia».

Il nuovo ambulatorio, dedicato al Poverello di Assisi, è stata realizzato dall’associazione Voreco (Volontari Regina Coeli) insieme alla onlus “Medicina Solidale”, a via della Lungara, «da sempre percorso giubilare per antonomasia». La struttura sarà aperta il sabato mattina dalle 9 alle 12 con un servizio di medicina generale. Per due mercoledì al mese – sempre dalle ore 9 alle 12 – funzionerà come centro di ascolto e di orientamento psicologico, necessario perché, quando è inascoltato, «un bisogno psicologico che urla – spiegano da “Medicina Solidale” – si trasforma in malattia fisica». I servizi saranno garantiti da medici volontari e dagli studenti del policlinico di Tor Vergata. Il progetto ha avuto l’appoggio e della Elemosineria Apostolica, che ha provveduto ad acquistare tutti gli arredi per allestire i locali dedicati ai servizi medici. Un servizio che va a completare quello offerto dal “camper del Papa”, così come è stato soprannominato il servizio itinerante voluto dal Vaticano per portare sostegno ai poveri che abitano l’urbe e che al sabato è invece fermo.

Fondatore di Voreco, associazione che dal 1978 si occupa dell’emarginazione degli ex-detenuti, padre Vittorio crede molto in questa iniziativa, che intende «andare incontro ai tanti anonimi che restano al margine del turbinio cittadino e dare un po’ da calore a quel centro storico della capitale a cui i locali cinesi e i tanti ristoranti hanno tolto spazio». Il sacerdote spiega come è nata l’idea dell’ambulatorio: «inizialmente si era pensato di aprirlo sulla via Ardeatina ma poi non se ne è fatto nulla». Il centro storico della città si è candidato ad essere allora il posto ideale per andare incontro alle difficoltà degli uomini. Sotto i ponti del fiume Tevere, «dormono in tanti – continua il cappellano -. Non è possibile fare finta di niente».

Ecco perché Voreco, che fino a tre anni fa lavorava solo all’interno delle mura carcerarie, si è aperta anche al territorio realizzando un centro di accoglienza, con mensa, servizio docce e dormitorio, per una ventina di persone. «Al di là del numero dei posti letto messi a disposizione, è però lo stare accanto a questa gente che fa la differenza». È la carezza, e anzi il «tocco», come lo chiama padre Vittorio. L’iniziativa, conclude Franco Russo, vicepresidente di Medicina Solidale, associazione che dal 2003 ad oggi ha assistito oltre 100mila persone in difficoltà (poveri, ex carcerati, immigrati, persone senza fissa dimora), per il 70% straniere, «nasce come un segno concreto per il Giubileo. Si inizierà con un giorno alla settimana e in base all’analisi dei bisogni, riconfigureremo i servizi strada facendo».
21 dicembre 2015