Iran, Turchia e Myanmar: violazioni dei diritti umani

Dal Parlamento europeo tre risoluzioni attinenti ai tre Paesi. Al centro, la difesa delle donne e la denuncia del deterioramento dello Stato di diritto

Il Parlamento europeo si pronuncia contro le violazioni dei diritti umani e delle libertà in tre Paese. Anzitutto, l’assise di Strasburgo «invita le autorità iraniane a rilasciare incondizionatamente tutti i difensori dei diritti delle donne arbitrariamente incarcerati che protestano contro l’hijab obbligatoria, così come tutti gli altri difensori dei diritti umani, incarcerati e condannati per aver semplicemente esercitato il loro diritto alla libertà di espressione». L’Euroassemblea punta quindi l’indice verso Teheran per i diritti calpestati e «loda e sostiene le donne iraniane che difendono i diritti umani nonostante le difficoltà e le ripercussioni personali che stanno affrontando». Ancora, la risoluzione approvata «sollecita le autorità iraniane a cooperare con le ambasciate degli Stati Ue a Teheran al fine di stabilire un elenco completo dei cittadini di doppia nazionalità Ue-Iran attualmente detenuti nel Paese e di monitorare attentamente ogni singolo caso».

Una seconda risoluzione è dedicata alla situazione ad Ankara. I deputati europei denunciano «il deterioramento della situazione dello Stato di diritto in Turchia» e condannano «la recente decisione delle autorità turche di rimuovere i sindaci eletti democraticamente nelle città di Diyarbakir, Van e Mardin sulla base di prove discutibili e presunti legami con il terrorismo». Da ultimo, la terza risoluzione attiene al Myanmar: i deputati ribadiscono la loro «ferma condanna di tutte le violazioni dei diritti umani passate e presenti», che secondo l’Onu «equivalgono a genocidio e crimini contro l’umanità, perpetrati dalle forze armate del Myanmar contro la popolazione minoritaria Rohingya».

19 settembre 2019