Iraq e coronavirus, 6 i morti cristiani

Il patriarca caldeo Louis Rapahel Sako: un cimitero unico dove seppellire tutti morti della pandemia, di ogni etnia e religione, «uniti dalla stessa sorte»

A oggi, sono 6 su 652 i cristiani iracheni morti per Covid-19. A riferirlo è il patriarca caldeo Louis Rapahel Sako , al sito Baghdadhope, parlando della pandemia in corso e del terreno assegnato dal governo per le tumulazioni dei morti per coronavirus. I morti cristiani, spiega il primate, «vengono sepolti nelle bare e non avvolti in tessuto e deposti nella terra come è invece per la tradizione islamica, e su ogni tumulo viene deposta una lapide che riporta il nome del defunto ed una frase tratta dal Vangelo».

Ora, racconta ancora Sako, «tutti» i deceduti a causa della pandemia nel Paese, a dispetto della religione professata, saranno sepolti nel nuovo cimitero di Wadi as-Salam, appositamente creato a sud della città di Najaf. Un cimitero che, si legge su Baghdadhope, «diventa così il primo vero luogo dove gli iracheni da sempre divisi per etnìa e religione si ritrovano uniti dalla stessa sfortunatissima sorte». Nelle parole del patriarca caldeo, «questo ci permetterà, una volta finita l’emergenza, ma comunque non prima che sia passato un anno, di riportare le salme a Baghdad per seppellirle in terreno consacrato e celebrare i dovuti riti funebri. Per adesso – prosegue – ciò che possiamo fare viste le stringenti misure di lockdown imposte dall’emergenza sanitaria è pregare per loro, per tutti i defunti della nostra chiesa, anche quelli che sono morti all’estero e di cui abbiamo notizie, e per tutti coloro che in Iraq e nel mondo sono stati sconfitti dal virus. Pregare e provare ad essere solidali nella difficile situazione che stiamo vivendo». Per questo il Patriarcato ha distribuito tra i suoi sacerdoti la cifra di 120mila dollari «destinata al sostegno delle famiglie più bisognose, sia cristiane che musulmane».

A procedere alle sepolture nel nuovo sito cimiteriale di Najaf sono dei volontari appartenenti all’Imam Ali Combat Brigade, una delle milizie sciite della Popular Mobilization Forces che hanno contribuito alla cacciata dell’Isis dal nord del Paese. Per tumulare i morti di fede cristiana, avrebbero seguito le indicazioni fornite loro «dai fratelli cristiani». Sako definisce «triste» seppellire i morti «senza seguire la ritualità della cerimonia funebre e in un cimitero dove i familiari non possono piangerli» ma, riconosce, «è una decisione saggia per preservare la vita, per proteggere la popolazione dal contagio. Un gesto di solidarietà eccezionale verso la popolazione tutta da parte del governo. Ed è anche ciò che ci ricorda, ora più che mai, che a dispetto di ogni differenza la morte unisce tutti».

17 giugno 2020