La Cei: il lavoro, «emergenza nazionale»

Presentato dal segretario generale Nunzio Galantino il messaggio per la festa del 1° maggio. «In gioco ci sono le vite concrete delle persone»

Presentato dal segretario generale Nunzio Galantino il messaggio per la festa del 1° maggio. «In gioco ci sono le vite concrete delle persone»

«Una delle frontiere dell’evangelizzazione sin dagli inizi del cristianesimo» ma anche «un’emergenza nazionale». È il lavoro, così come è analizzato nel messaggio della Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, dedicato alla prossima festa del 1° maggio 2017. A presentarlo questa mattina, 26 aprile, nella Sala Marconi della Radio  Vaticana, il segretario generale della Cei Nunzio Galantino.

I vescovi ricordano che il lavoro è «al centro» del cammino verso la 48ª Settimana sociale dei cattolici in Italia, a Cagliari dal 26 al 29 ottobre, sul tema: “Il lavoro che vogliamo: ‘libero, creativo, partecipativo e solidale’”. E analizzano le «sfide» date da «un tasso di disoccupazione ancora troppo alto», con 8 milioni di persone «a rischio di povertà, spesso a causa di un lavoro precario o mal pagato», e oltre 4 milioni di italiani «in condizione di povertà assoluta». Non si tratta solo di “numeri”: in gioco, evidenziano i presuli, ci sono «le vite concrete delle persone», con «le storie dei giovani che non trovano la possibilità di mettere a frutto le proprie qualità, di donne discriminate e trattate senza rispetto, di adulti disoccupati che vedono allontanarsi la possibilità di una nuova occupazione, di immigrati sfruttati e sottopagati».

Forte, nel messaggio, il richiamo a una «conversione spirituale che permetta di tornare ad apprezzare l’integralità dell’esperienza lavorativa», condizione indispensabile per una soluzione dei problemi economici e occupazionali. I vescovi lamentano «una questione di giustizia», con la «grave svalorizzazione» sofferta dal lavoro, «la “finanziarizzazione” dell’economia», ma pure lo «sfruttamento» e «l’opacità cercata da chi ha voluto fare profitto senza rispettare chi gli ha consentito di produrre». Tuttavia, si legge nel messaggio, «non sarà possibile nessuna reale ripresa economica senza che sia riconosciuto a tutti il diritto al lavoro e promosse le condizioni che lo rendano effettivo (Costituzione Italiana, art.4). Combattere tutte le forme di sfruttamento e sperequazione retributiva rimane obiettivo prioritario di ogni progresso sociale».

Il lavoro, infatti, non si può ridurre solo alla dimensione economica ma è «espressione della creatività che rende l’essere umano simile al suo Creatore» ed è «sempre associato al senso della vita», non potendo «mai essere ridotto a “occupazione”». Giustizia e senso del lavoro infatti sono questioni «strettamente intrecciate tra loro», riconoscono i vescovi, dal momento che «è solo laddove si riconosce la centralità del lavoro che si può generare un valore economico realmente propulsivo per l’intera comunità».

I vescovi chiedono di «cogliere gli aspetti promettenti che aiutano a pensare alla possibilità di affrontare la sfida e costruire un’economia capace di uno sviluppo sostenibile; sfida che è possibile vincere rimettendo il lavoro al primo posto». Attenzione quindi alla scuola, «primo investimento di una società che pensa al proprio futuro», ma anche al «ruolo delle imprese», alla «questione dell’orario di lavoro e dell’armonizzazione dei tempi lavorativi e familiari». E ancora, attenzione anche alla «promozione della nuova imprenditorialità, espressione della capacità d’iniziativa dell’essere umano, via che può vedere protagonisti soprattutto i giovani».

Per i presuli «è proprio tale conversione che può davvero fare ripartire l’intero Paese, nella consapevolezza della grande tradizione imprenditoriale, professionale, artigiana e operaia che abbiamo alle nostre spalle, profondamente intrisa della concezione cristiana», concludono, citando la prossima Settimana sociale, «incontro nel quale la Chiesa italiana intende dare un contributo effettivo alla società italiana, affinché sia finalmente riconquistata la centralità del valore del lavoro».

26 aprile 2017