La Chiesa sia «in mezzo alla gente e per la gente»

Nell’ultimo appuntamento fiorentino, il Papa ha officiato la Messa allo stadio Artemio Franchi. Francesco: «Vivere la fede che scandalizza»

Nell’ultimo appuntamento della giornata di Firenze, il Papa ha officiato la Messa allo stadio Artemio Franchi. Francesco davanti ai 50mila: «Vivere la fede che scandalizza» 

In più di 50mila hanno partecipato alla Messa del Papa allo stadio Artemio Franchi di Firenze. È stata l’ultima tappa della visita pastorale di Francesco, martedì 10 novembre, nel capoluogo toscano, in occasione del Convegno Ecclesiale nazionale della Conferenza episcopale italiana. «Mantenere un sano contatto con la realtà, con ciò che la gente vive, con le sue lacrime e le sue gioie, è l’unico modo per poterla aiutare, formare e comunicare» ha detto Francesco durante l’omelia.

«È l’unico modo per parlare ai cuori delle persone toccando la loro esperienza quotidiana: il lavoro, la famiglia, i problemi di salute, il traffico, la scuola, i servizi sanitari…». È l’unico modo, ha aggiunto, «per aprire il loro cuore all’ascolto di Dio. In realtà, quando Dio ha voluto parlare con noi si è incarnato. I discepoli di Gesù non devono mai dimenticare da dove sono stati scelti, cioè tra la gente, e non devono mai cadere nella tentazione di assumere atteggiamenti distaccati, come se ciò che la gente pensa e vive non li riguardasse e non fosse per loro importante».

Sono state le domande poste da Gesù ai suoi discepoli a caratterizzare l’omelia del Papa. Le domande presenti nel Vangelo odierno: “La gente, chi dice che sia il Figlio dell’Uomo?”, una domanda che «dimostra quanto il cuore e lo sguardo di Gesù sono aperti a tutti. A lui interessa quello che la gente pensa non per accontentarla, ma per poter comunicare con essa. Senza sapere quello che pensa la gente, il discepolo si isola e inizia a giudicare la gente secondo i propri pensieri e le proprie convinzioni». Quindi, il monito del Papa, «vale anche per noi. E il fatto che oggi ci siamo radunati a celebrare la Santa Messa in uno stadio sportivo ce lo ricorda».

La Chiesa, ha detto Francesco, «come Gesù, vive in mezzo alla gente e per la gente. Per questo la Chiesa, in tutta la sua storia, ha sempre portato in sé la stessa domanda: chi è Gesù per gli uomini e le donne di oggi?». Anche san Leone Magno, originario della Toscana, di cui oggi si celebra la memoria, «portava nel suo cuore questa domanda, quest’ansia apostolica che tutti potessero conoscere Gesù, e conoscerlo per quello che è veramente, non una sua immagine distorta dalle filosofie e dalle ideologie del tempo. Per questo è necessario maturare una fede personale in Lui».

Quindi, il Papa si è soffermato sulla seconda domanda di Gesù ai discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Una domanda, ha sottolineato Francesco, «risuona ancora oggi alla coscienza di noi suoi discepoli, ed è decisiva per la nostra identità e la nostra missione. Solo se riconosciamo Gesù nella sua verità, saremo in grado di guardare la verità della nostra condizione umana, e potremo portare il nostro contributo alla piena umanizzazione della società». Per Francesco, la risposta di Simone a Gesù, “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, racchiude «tutta la missione di Pietro e della Chiesa: custodire e proclamare la verità della fede, difendere difendere e promuovere la comunione tra tutte le Chiese; conservare la disciplina della Chiesa».

La nostra gioia, oggi, ha spiegato il Papa è di condividere la fede: «La nostra gioia è anche di andare controcorrente e di superare l’opinione corrente, che, oggi come allora, non riesce a vedere in Gesù più che un profeta o un maestro. È riconoscere in Lui la presenza di Dio, l’inviato del Padre, il Figlio venuto a farsi strumento di salvezza per l’umanità. Questa professione di fede che Simon Pietro proclamò rimane anche per noi». Essa «non rappresenta solo il fondamento della nostra salvezza, ma anche la strada attraverso la quale essa si compie e il traguardo a cui tende».

Questa verità della fede «è verità che scandalizza – ha aggiunto Francesco -, perché chiede di credere in Gesù, il quale, pur essendo Dio, si è svuotato, si è abbassato alla condizione di servo, fino alla morte di croce, e per questo Dio lo ha fatto Signore dell’universo». Si tratta di quella verità «che ancora oggi scandalizza chi non tollera il mistero di Dio impresso sul volto di Cristo» e che «non possiamo sfiorare e abbracciare senza, come dice san Paolo, entrare nel mistero di Gesù Cristo, e senza fare nostri i suoi stessi sentimenti». Solo «a partire dal Cuore di Cristo – ha concluso il Papa – possiamo capire, professare e vivere la sua verità».

 

10 novembre 2015