La cura della Casa e la tenerezza di Dio

Molto tempo prima di arrivare nella terra promessa, Israele mette le fondamenta della sua esistenza: l’alleanza con Dio e un luogo dove possa rendergli culto

La costruzione della Dimora di Dio alle pendici del Sinai potrebbe sembrare affatto impossibile da realizzare concretamente. Dove sarebbero andati a trovare, infatti, tutti quei materiali che vengono utilizzati per tale opera così perfetta e complessa in un’area desertica come quella? Teli di bisso ritorti, di porpora viola e di scarlatto; assi di legno d’acacia rivestite d’oro, con le basi d’argento; sbarre di bronzo, pietre di onice e olii d’incenso. Chi vi cercasse un riscontro storico autentico sarebbe deluso, perché quanto questa parte del libro dell’Esodo descrive è certamente simbolico e composto per catechizzare i lettori.

La scena che si apre col capitolo precedente, e che continua a essere illustrata in quello presente, è un’evidente proiezione nel passato di un fatto molto più recente e che accadde nella città di Gerusalemme dove, appunto, sorse il Tempio. Ma ciò che conta è la fede che con essa si comunica. Molto tempo prima di arrivare nella terra promessa, Israele mette le fondamenta della sua esistenza, della sua identità e del suo futuro: l’alleanza con Dio e un luogo dove possa renderGli culto, recarsi per pregare e per celebrare la memoria delle Sue feste. Da queste fondamenta, Israele imparerà a valutare ciò che è essenziale per il suo destino: prima di tutto un legame d’amore e un luogo che ne attesti il peso e ne custodisca la fedeltà.

Questa è la Dimora! Solo attendendo a queste priorità, il popolo saprà, poi, condividere la terra oltre il Giordano nella giustizia, nella pace e nella fraternità. L’amore verso Dio si mostra nella cura che tutti hanno per costruire la sua Dimora; l’amore per il prossimo si evincerà dalla cura che ognuno avrà verso i bisogni del proprio fratello. C’è un dettaglio che sorprende e fa pensare: a un certo punto dei preparativi Mosè ordinò: «Nessuno, uomo o donna, offra più alcuna cosa come contributo per il Santuario»; impedì al popolo di portare altre offerte, perché il materiale era sufficiente, anzi sovrabbondante per l’esecuzione di tutti i lavori.

Un segno di saggezza e onestà che fa davvero piacere. Non sempre è facile resistere all’avidità e non approfittare della generosità delle persone per sfamare la nostra umana ingordigia. Terribile è quando capita di farlo con le offerte date per il Signore. Frutto di arte purissima è la casa di Dio e trasparente il cuore di chi la fabbrica. La perizia e la passione dei più grandi artisti sono investite nella sua costruzione e anche questa caratteristica ha un valore simbolico e uno scopo morale. Tutte le cose belle sono un dono e come tali devono essere “restituite”. La gentilezza con cui trattiamo la Dimora di Dio è solo corrispondenza alla sua tenerezza verso di noi. Pensiamo all’esempio del sacrestano di Notre-Dame di Nizza che, pochi giorni fa, insieme a due donne che stavano pregando, è stato ucciso. Di lui ha detto il parroco: era un uomo che restava in chiesa anche quando non c’erano servizi da fare. La amava e la abitava. Nella testimonianza di quest’uomo i nostri occhi rivedono la fede antica degli ebrei del Sinai e il cuore si commuove.

3 novembre 2020