Quel sangue che chiude le fonti della morte

La Pasqua, memoria fondativa che reggerà il destino degli ebrei, nella quale si opera il passaggio dal sacrificio dell’agnello a quello offerto dal Signore

Se c’è un evento che si trasferisce come un atto di immediata e feconda memoria dal libro dell’Esodo ai Vangeli è quello dell’“Ultima Cena” raccontata come cena pasquale che Gesù celebra coi suoi discepoli, secondo Matteo, Marco e Luca. «Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi, perché possiamo mangiare la Pasqua”. Gli chiesero: “Dove vuoi che prepariamo?” (…) Essi andarono e trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua » (Lc 22, 7-9.13).

La memoria è quella della prima Pasqua, di quel passaggio del Signore da Lui stesso annunciato con parole di fuoco: «Io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore!» (Es 12, 12). Profezia terribile per l’Egitto ma soavissima per Israele che in quella stessa notte, invece, verrà salvato dal suo Dio. Infatti: «Mosè convocò tutti gli anziani d’Israele e disse loro: “Andate a procurarvi un capo di bestiame minuto per ogni vostra famiglia e immolate la Pasqua. Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spalmerete l’architrave ed entrambi gli stipiti con il sangue del catino”» (Es 12,21-22). Vedendo il rosso vivo di quel sangue che macchiasse intensamente le porte delle loro case, l’angelo sterminatore sarebbe passato oltre e gli Israeliti sarebbero potuti uscire finalmente dalle tenebre della schiavitù e della morte. E così accadde! Il Signore passò con violenza e tenerezza, con durezza e dolcezza nella notte della prima Pasqua.

Festa archetipica della gente di Israele, grembo di sangue dal quale la sua stessa esistenza fu generata alla luce della libertà. Memoria fondativa che reggerà il destino degli ebrei, di generazione in generazione, come un fil di ferro di fedeltà che mai potrà rompersi e a cui la vita di Israele resta perennemente legata. «Quando i vostri figli vi chiederanno: “Che significato ha per voi questo rito?”, voi direte loro: “È il sacrificio della Pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case”» (Es 12, 14.26-27).

La cena pasquale di Gesù opera, però, un altro passaggio, decisivo per quelli che crederanno in Lui e nel suo Vangelo: questa Pasqua non contempla più la punizione dei nemici; il sangue non verrà più versato dall’Egitto come un sangue di morte, né da un agnello a ciò sacrificato: sarà sostituito da un sangue di vita, quello che viene offerto dal Signore. «Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio”» (Lc 22, 14-18). Sangue che azzera ogni effusione di sangue, versato per chiudere le fonti della morte finché non si compia, sulla terra, il Regno di Dio.

5 luglio 2022