Il segretario generale della Cei ai presuli iracheni: «Vengo ad assicurarvi che non siete dimenticati e a offrire la disponibilità della Chiesa italiana ad avviare un impegno continuativo di prossimità solidale». Il via libera al finanziamento di un’università cattolica a Erbil
Portare la solidarietà della Chiesa italiana a un Paese stremato dalla violenza. Questo l’obiettivo del viaggio in Iraq del segretario generale della Cei Nunzio Galantino, accompagnato da una piccola delegazione di Caritas Italiana. Di ieri, martedì 14 ottobre, l’incontro con i rappresentanti della Chiesa irachena: monsignor Bashar Warda, vescovo caldeo della diocesi di Erbil, monsignor Emil Shimoun Nona, vescovo caldeo della diocesi di Mosul, monsignor Boutros Mouchi, vescovo siro cattolico a Qaraqosh. Tutti portavoce della paura della comunità ecclesiale irachena di essere dimenticata dai cristiani d’Occidente. «Voi – hanno detto i vescovi – siete giustamente preoccupati dell’Isis, ma non scordatevi di noi e delle sofferenze che le nostre comunità stanno patendo per il solo motivo di essere cristiane».
Circa un milione e mezzo i cristiani che per ragioni di sicurezza hanno lasciato l’Iraq dal 2003: 150mila solo quelli fuggiti dalla pianura di Ninive, insieme a 200mila yazidi. Centinaia di migliaia, poi, le persone riversate in strada dall’integralismo dei terroristi del proclamato Stato islamico. Profughi per i quali «la nostra Chiesa è in prima linea, senza distinzioni di etnie o di fedi religiose», hanno assicurato i presuli iracheni a monsignor Galantino. «Chi scappa – hanno sottolineato – viene a cercare la Chiesa proprio con questa fiducia». Come hanno fatto i profughi accolti a Erbil, al centro St. Joseph, al centro di Ankawa e a quello di Karamles. La visita del segretario Cei ha toccato anche queste strutture, dove è stato accolto da diverse decine di famiglie, molte delle quali vivono in tenda o ammassate nelle aule di catechesi delle parrocchie.
«Vengo ad assicurarvi non solo che non siete dimenticati ma anche ad offrirvi la disponibilità della Chiesa italiana ad avviare un impegno continuativo di prossimità solidale», ha dichiarato il presule, portando il via libera al finanziamento del progetto di un’università cattolica a Erbil (1 milione e 600mila euro, stanziati dal Servizio per gli interventi caritativi della Cei su fondi Otto per mille). Una risorsa soprattutto per quei 12mila studenti che ad oggi non riescono ad accedere all’università perché «mancano i posti», informa monsignor Warda. E al governo va bene così: «Sono consapevoli che nelle nostre strutture cristiani e musulmani convivono senza difficoltà ed escono con una formazione d’eccellenza»
Ancora, monsignor Galantino ha si è reso disponibile a lanciare un gemellaggio tra famiglie italiane e famiglie di profughi, così da assicurare loro almeno per un anno l’accesso ai beni primari. Infine, visitando i centri d’accoglienza e ascoltando la richiesta della gente di non venire nuovamente dispersa, dopo l’esperienza scarnificante dell’esodo, si è impegnato a sostenere la costruzione – promossa dai vescovi locali – di alcuni villaggi molto essenziali: la Chiesa conta di collocarvi a breve le famiglie che ora vivono nelle tende, affinché possano avere almeno un rifugio nel quale superare l’inverno ormai alle porte.
15 ottobre 2014

